L’avventura di Luca: viaggiando in bicicletta verso Capo Nord

Anche questo mese continua il nostro ciclo-viaggio grazie ai racconti delle vostre avventure! Mentre la scorsa volta abbiamo pedalato  con Diego e Cassandra in tandem sulle strade della Sardegna e della Corsica. Oggi, cambiamo destinazione raccontandovi il viaggio di Luca che nel 2015 ha intrapreso un viaggio in solitaria con destinazione Capo Nord…a lui la parola!

Una piccola presentazione: parlaci di te.

Sono partito per il viaggio a Capo Nord ormai un anno e mezzo fa: era il 29 luglio 2015 e da poco avevo ottenuto quella laurea in Giurisprudenza su cui ancora in pochi, francamente, speravano. Ventisette anni e diverse esperienze alle spalle: dal cameriere durante tutti gli anni dello studio a qualche impiego da segretario; per lo sport, invece, venivo da anni di agonismo nel pugilato. All’epoca non praticavo niente da quasi due anni, ero perfettamente fuori allenamento e per giunta non avevo mai avuto una bici da adulto: non sono un ciclista, ci tengo a precisarlo, né mi era mai saltato in mente di acquistare una bicicletta.

Com’è nata l’idea del viaggio?

È stata come un’illuminazione, diciamo così. A un anno esatto dalla partenza, tosando il prato di casa mia, decisi di intraprendere una lunga esperienza di allontanamento non appena mi fossi liberato dallo studio. E subito, con quest’idea, mi si impose quest’immagine: la bicicletta, apparentemente senza un motivo preciso. In realtà, e l’avrei scoperto pedalando, le due ruote incarnano almeno per me lo spostamento ideale consentendo velocità notevoli pur restando in costante contatto col mondo.
L’impressione di libertà che da una bicicletta è un fenomeno tanto noto quanto singolare e per me è stato strettamente condizionato dagli stati emotivi, l’esaltazione principalmente. Nel libro sul viaggio a Capo Nord che ho realizzato, infatti, per capire fino a che punto un’esperienza del genere sia capace di identificarti col tuo mezzo di spostamento, non manco perfino di azzardare qualche spiegazione fisico-matematica della libertà goduta dalla bicicletta.
La destinazione, invece, ossia l’estremo Nord europeo, mi veniva dall’adolescenza, in particolare dal film “La meglio gioventù” di Marco Tullio Giordana che mi aveva per così dire svezzato intorno ai sedici anni. Consideravo da sempre Capo Nord una meta obbligata del mio primo cerchio esistenziale, che non ero riuscito a chiudere anni prima con un viaggio in Interrail.

Come sono stati i preparativi?

I preparativi li ho ridotti alla mattina della partenza…pare assurdo, ma andò così.
Per i due mesi precedenti avevo lavorato in un ristorante per spesarmi attrezzature e viaggio, quindi ero arrivato a quel 29 di luglio con le sacche della Ortlieb ancora in scatola. Devo dire che fu tutto estremamente estemporaneo e legato al caso: per scaramanzia, oltre alla mancanza di tempo, non avevo mai provato la bici coi bagagli montati. Una mossa da prevedere in qualsiasi varo, specialmente nel caso di un mezzo come la bicicletta. Non a caso, quando provai le prime pedalate dietro casa mi sembrò del tutto impossibile anche solo percorrere qualche decina di metri: non solo non avevo alcuna esperienza, ma ormai la bici pesava qualcosa di molto vicino ai cinquanta chili, immaginate tenerla su strada!

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L’arrivo nella città di Firenze

Come hai scelto l’itinerario da percorrere?

Anche l’itinerario ha seguito la stessa sorte dei preparativi. In buona sostanza, tenevo un GPS sulle cui doti sorvolo, con i vari paesi caricati in memoria. Ma appunto, a tenerlo spento non avrei fatto un soldo di danno, come si dice. Per il resto, non portando nemmeno mezza mappa di carta, per l’Italia confidavo nell’esperienza in auto mentre per l’estero conoscevo alcune grosse ciclabili che attraversano l’Europa centrale, la Germania e la Danimarca. Capirete a che genere di difficoltà finii per espormi in questo modo. Eppure, ciò che volevo fosse preminente nell’esperienza era proprio il sapore dell’avventura. Ero partito per avventurarmi, non per collezionare “bei posti” né tantomeno per fuggire.

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Un bivacco a Wittenberg, la città della Sassonia                                       che ha dato i natali a Lutero

Ti è rimasto in mente un episodio particolare?

Bè, per un’esperienza così radicale della durata di seimila chilometri e più di due mesi non mi sentirei di parlare di episodio particolare. La particolarità, o meglio la meraviglia, in certe condizioni è un continuo inarrestabileCerto, alcuni momenti sono stati estremamente stupefacenti, al punto da convincermi a prendere appunti dettagliati per poi redigere un romanzo. Qui posso giusto dire di aver vissuto delle coincidenze sconcertanti, almeno due o tre incontri fortuiti con dei conoscenti rintracciati a migliaia di chilometri da casa!
Ma sarebbe doveroso anche accennare al coreano che conobbi sull’Aurelia e tornava in Cina su una Brompton 16 pollici (una bicicletta pieghevole), con cui condivisi i giorni fino a Firenze. Oppure del mafioso ucraino che mi indusse a dormire in una villa occupata appena a nord di Praga. O ai quasi mille chilometri svedesi che percorsi in autostrada! Vedete, basta un accenno e la lista si allarga a dismisura!

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Sulla strada per Stoccolma (Svezia)

Cosa ti ha lasciato questo viaggio?

Anche questa è una domanda molto delicata, che vorrei affrontare senza scadere nei luoghi comuni. Naturalmente, venendo a contatto con migliaia di persone da ogni dove – alcuni di questi mi avrebbero perfino offerto una notte al riparo, scambiandoci le quotidianità – sarebbe ovvio parlare di arricchimento personale e apertura al diverso. Ciò che mi preme di più però è altro – e non a caso parlando di esperienze viscerali ne discutevamo proprio in questi giorni con una ragazza.
Credo che il viaggio a Capo Nord sia stato soprattutto l’occasione per intraprenderne un altro assai più significativo: anziché uno strappo alla vita “normale”, questo viaggio mi sta conducendo poco per volta a quella svolta o scelta di vita cruciale che chiamo “scrivere”.
Tornando dalla Norvegia, avevo già chiaro titolo, capitoli e trama per il romanzo basato su questa avventura: “6025 volte Me”. Se siete curiosi appuntatevi il titolo di questo libro (in fase conclusiva).

Cosa vorresti dire a chi ci sta leggendo?

Di seguire ciecamente se stessi, senza temere le conseguenze. Io spesso, per spronarmi a superare le enormi difficoltà, avrei abusato della parola “sogni”: ne intravedevo il cassetto che a poco a poco, avvicinandomi alla meta, si apriva. Ora sono convinto che siano ben più reali di quanto la parola faccia presumere: li chiamo “grandi idee”, di cui la bellezza non è che regina e comun denominatore. Qualsiasi sia il richiamo lasciatevi andare, obbedite all’unica legge della bellezza. E con questo non posso che augurare a tutti i lettori un buon viaggio!

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L’arrivo al mappamondo di Capo Nord

Come sempre, volevamo salutarvi con qualche riga conclusiva: ci abbiamo pensato e ripensato ma, dopo aver letto questa esperienza di questo viaggio, qualsiasi aggiunta ci sembrava superflua. Non possiamo fare altro che congedarci con una frase di Luca che ci è rimasta particolarmente impressa: “qualsiasi sia il richiamo lasciatevi andare, obbedite all’unica legge della bellezzaDetto ciò, ci vediamo il prossimo mese con un nuovo viaggio!

Filippo e Manuela (con la preziosissima collaborazione di Luca)

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