Polonia in bicicletta: il viaggio di Sandro per non dimenticare

Polonia in bicicletta: il viaggio di Sandro per non dimenticare

Nel mese scorso abbiamo pedalato con Luca sulle strade verso Capo Nord.
Nel viaggio di questo mese, invece, vi portiamo a pedalare nella storia. La bici infatti non è solo un mezzo per conoscere il territorio ma su alcune strade è un mezzo per ripercorrere il nostro passato.
Ogni viaggio nasce da un’idea e utilizzando le parole di Sandro: “un bel giorno, due amici di lunga data, decidono di intraprendere un lungo viaggio in solitaria, in bicicletta, accompagnati solo dalla propria passione”.

Una piccola presentazione: parlaci di te.

Sono partito con un amico di lunga data, Alessandro. La mattina del 31 maggio 2014, ci siamo dati appuntamento nel centro di Rovigo e davanti a pochi amici e parenti (giunti per un saluto), abbiamo iniziato un lungo viaggio alla volta della Polonia. La destinazione era Oswiecim (meglio nota come Auscwhitz), per visitare il famoso e crudele e più grande campo di sterminio nazista.

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La partenza di Sandro e Alessandro da Rovigo

Come sono stati i preparativi?

Siamo partiti con due biciclette: una mountain bike e una bici da corsa con agganciato nella parte posteriore un carrellino che utilizzavamo come porta bagagli.
Alessandro (il mio compagno di viaggio) era alla sua prima esperienza, mentre io avevo già viaggiato in bici negli anni precedenti raggiungendo mete come Roma, San Giovanni Rotondo e Lourdes.

Come avete scelto l’itinerario da percorrere per raggiungere la Polonia?

La meta, il percorso, la data e le tappe, sono state minuziosamente elaborate per mesi: eravamo alla ricerca delle situazioni migliori per poter vivere la nostra avventura nel miglior modo possibile, risparmiando energia e tempo.
L’itinerario prevedeva circa 1200 km attraverso cinque stati: Italia, Austria, Repubblica Slovacca, Repubblica Ceca e Polonia. Ci siamo quindi dotati di cartine geografiche, GPS e tutti gli strumenti che potessero aiutarci a raggiungere la destinazione. Alcune tappe sono state molto dure: ad esempio il primo giorno siamo stati in sella per quasi nove ore per percorrere i 200 km che separavano Rovigo da Cividale del Friuli.

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Alcune mappe utilizzate durante il viaggio

Vi è rimasto in mente un episodio in particolare?

Sicuramente la visita ai campi di sterminio di Auswhitz e Birkenau. Se fino a pochi chilometri prima del campo, purché stressati dalla fatica, i nostri volti erano sereni e le nostre parole forti e squillanti, nel momento in cui ci siamo avvicinati all’ingresso, la nostra pelle si è accapponata.
Visitando il grande museo dell’orrore nazista, le parole dei filmati, gli odori e i rumori del treno ci hanno fatto davvero tornare nel passato. Anche la visita al campo di Birkenau è stata molto intensa.
La sua torre centrale, con il grande cancello e il lungo binario, segnava la morte di ogni essere umano che varcava quella soglia. Nella parte frontale, dove muore il binario, c’è un grande monumento eretto in segno di ricordo e memoria. Mai più.
Un altro momento memorabile e ben più gioioso è stato il nostro rientro a Padova. A bordo delle nostre non più fiammanti bici, perché intrise di, polvere, pioggia e sudore, abbiamo percorso la statale Adriatica fino a Rovigo, accompagnati da un gruppo folto di nostri compagni di squadra. Alla fine, familiari e amici ci stavano attendendo tra gli applausi e le ovazioni di gioia per l’impresa.

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L’arrivo in Polonia

Cosa vi ha lasciato questo viaggio?

 Il ricordo di questo viaggio rimarrà indelebile nelle nostre menti, sia per il paesaggio, le città, la gente incontrata, ma soprattutto, per aver toccato con mano ciò che di più crudele l’essere umano ha avuto il coraggio di fare. Hanno sterminato intere famiglie, intere popolazioni, rendendo degli esseri umani simili alle bestie. Quest’avventura ha creato, oltre alla gioia d’averla portata a termine con successo, tristezza e sconcerto per ciò che abbiamo visto.

Cosa vorresti dire a chi sta leggendo?

Una cosa che vorrei dire a chi decide di intraprendere un viaggio, anche se breve, è quella di seguire il vostro cuore e la vostra mente. Non abbiate paura di non farcela: se per una causa qualsiasi qualcosa va storto, tornare indietro non sarà una sconfitta ma uno stimolo a riprovare, ancora più forti di prima. Mi è successo per ben due volte e ho sempre riprovato a portare a termine quello che avevo iniziato: esserci riuscito è stata una fonte di immensa gioia.

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La mountain bike con il carrellino da traino.

Come ci è capitato lo scorso mese con il viaggio di Luca, ogni parola di conclusione sembrerebbe superflua. Non possiamo far altro che ringraziare Sandro per aver condiviso con noi la sua avventura e averci lasciato importanti e profondi stimoli di riflessione.

Manuela e Filippo (con la preziosssima collaborazione di Sandro!)

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