Campomulo: un paesaggio incantato sull’altopiano di Asiago da scoprire in bicicletta

“Ma ci saranno ancora degli innamorati che in una notte d’inverno si faranno trasportare su una slitta tirata da un generoso cavallo per la piana di Marcesina imbevuta di luce lunare? Se non ci fossero come sarebbe triste il mondo” (Mario Rigoni Stern)

Che l’altopiano di Asiago fosse un posto magico, lo avevamo capito fin dal primo momento in cui le ruote delle nostre biciclette hanno accarezzato per la prima volta le sue strade. Purtroppo lo scorso anno, tra lavoro, università e altri giri programmati, non abbiamo avuto molte occasioni per scoprire a fondo le meraviglie dell’altopiano: per questo motivo, abbiamo passato molte domeniche invernali a sognare di tornare da quelle parti e Google Earth ha fatto tutto il resto.  

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La piana di Campomulo (Gallio, altopiano di Asiago, VI)

Proprio studiando le strade dall’alto, la nostra attenzione è stata catturata da una località nei pressi di Gallio (a soli 5 km da Asiago) CampomuloÈ stata una delle prime località in Italia per la pratica dello sci di fondo, e i suoi 150 km di piste ne fanno uno dei comprensori di riferimento per quanto riguarda questa disciplina.
In estate, invece, è un posto perfetto per immergersi completamente in un contesto naturale incredibile, dove verdeggianti boschi di abeti e larici si estendono a perdita d’occhio, fino a lambire i le rocce delle montagne più alte che circondano l’intera zona. Un luogo perfetto per ritrovare l’armonia con la natura e scappare dal caos della quotidianità.

Questa volta, sarò da sola sull’altopiano (purtroppo!). La mattina del 10 giugno, la sveglia suona alle 4.30, unica soluzione per riuscire a prendere in tempo il treno delle 6.12 per Bassano del Grappa. In un’ora circa arrivo a Bassano, che per me è ormai come una seconda casa: senza perdere tempo punto le ruote verso la Val Brenta, attraversando velocemente i suoi paesini immersi nell’aria fresca del mattino. In prossimità di Valstagna, prima sosta bar. Avevo programmato di salire da Enego, ma il richiamo della salita affrontata dal centesimo giro d’Italia è troppo forte, quindi opto per un cambio di programma e, per la prima volta quest’anno, affronto gli oltre venti tornanti che conducono a Foza.

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La salita che da Valstagna conduce a Foza

La gioia di essere in montagna, unita al fatto che sono più allenata, mi permettono di godere a pieno del panorama offerto da questa salita che, nonostante l’impegno richiesto per la scalata a causa della sua lunghezza, regala emozioni e grande soddisfazione nel completarla. Arrivata in cima c’è giusto il tempo di scattare qualche foto e fare rifornimento d’acqua prima di ripartire verso Gallio, distante 10 chilometri.
La strada, prima in discesa, poi vallonata, scorre velocemente e una volta a Gallio decido di salire subito verso Campomulo. Noto i cartelli (studiati precedentemente su Street View!) e li seguo: non so quali caratteristiche abbia la salita e con 1000 metri di dislivello nelle gambe sono un po’ preoccupata!
Effettivamente le mie paure sono fondate: 6 chilometri di salita con pendenze comprese tra il 7 e il 13%. Il paesaggio è incantevole, ma mancando totalmente di rapporti adatti stringo i denti, guardo il manubrio e mi concentro per salire. Una volta in cima mi guardo intorno estasiata: sapevo che ne sarebbe valsa la pena, ma il paesaggio mi lascia davvero senza parole.

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La strada che conduce agli impianti sciistici di Campomulo

La stretta strada grigia che attraversa la piana, il silenzio irreale dell’ambiente, il verde chiaro dei prati fioriti e il verde scuro degli abeti e dei larici: sembra davvero di pedalare in un quadro. Immagino davvero gli innamorati al chiaro di luna descritti da Mario Rigoni. Non so se fermarmi o continuare a pedalare: nel dubbio faccio entrambe le cose, sganciando e riagganciando i pedali e scattando decine di foto!
Come mi accade spesso quando arrivo in cima, il mal di gambe e la fatica si annullano e mi lascio guidare soltanto dalle sensazioni e dalla natura. Non so dire quanto tempo sia passato prima di giungere al rifugio Campomulo: dentro questa vallata il tempo sembra essersi fermato, o meglio, sembra non aver alcun significato, né influenza.

Al rifugio vengo accolta dalle gentilissime proprietarie che alle mie domande rispondono con entusiasmo, raccontandomi moltissimi aneddoti sul luogo: scopro così che il rifugio è il punto di riferimento principale per la partenza di escursioni a piedi o in bici.
Mi dicono anche che la strada asfaltata termina di lì a poco presso un bivio e che da quel punto in poi i sentieri sono sterrati. E’ la prima volta, che in due anni di ciclismo, mi pento di non avere una mountain bike!

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Il rifugio Campomulo (quota 1530 s.l.m.)

In ogni caso, scelgo di proseguire fino al bivio, non importa se poi dovrò tornare indietro. Nel frattempo cominciano a salire macchine, vedo escursionisti a piedi e in mountain bike, il silenzio viene rotto da chiacchiere e risate: la magia sembra quasi infranta. Giunta al bivio osservo i cartelli: vorrei tanto proseguire ma devo accontentarmi…forse quella parte di altopiano mi aspetta in futuro, magari insieme a Filippo!
Verso sinistra, il cartello indica il Monte Ortigara e il Sentiero del Silenzio, dedicato alle numerosissime vittime della prima grande guerra che qui riposano.
Sorridendo giro la bici, infilo la mantellina e comincio a scendere: anche oggi torno a casa con il cuore pieno di gioia per aver scoperto un 
altro luogo meraviglioso!

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Manuela e Filippo

Link utili:

 

 

 

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