Il passo Manghen in bicicletta: la salita da Borgo Valsugana

Il passo Manghen in bicicletta: la salita da Borgo Valsugana

Il 30 luglio 2016 io e Filippo abbiamo percorso per la prima volta il passo Manghen.
Come molti nostri itinerari, anche questo è nato quasi quasi per caso, guardando una mappa. Conoscevamo benissimo Borgo Valsugana, località di cui vi avevamo parlato in questo post ma non sapevamo che proprio da lì partisse uno dei passi dolomitici più duri dell’arco alpino.
Inserito più volte nel Giro d’Italia, così come in famose granfondo amatoriali come la Sportful, il passo Manghen collega la Valsugana con la Val di Fiemme.

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Una delle numerose rampe con pendenze a doppia cifra del passo

Caratteristiche altimetriche

Situato nella catena del Lagorai, a prima vista si potrebbe sembrare che la difficoltà principale di questa salita sia rappresentata dalla sua lunghezza: ben 23,4 chilometri da Borgo Valsugana e 16,4 chilometri da Molina di Fiemme.
In realtà, le insidie si nascondono nell’altimetria: i primi chilometri sono molto irregolari e alternano pendenze che vanno dal 3-4% al 10%. La sezione centrale della salita è quella che percorre la Val Calamento: le pendenze in questo tratto sono costantemente a doppia cifra. La parte più dura inizia proprio da qui in poi: gli ultimi 7 chilometri sembrano non passare mai, con pendenze comprese tra il 10 e il 15%.
Percorrendo il passo per la prima volta, già al quinto chilometro ci siamo accorti di aver sottovalutato la salita. Dopo ore di sofferenze abbiamo raggiunto la cima del passo: 2047 metri di sudore e fatica continua. Abbiamo sofferto talmente tanto da non riuscire ad apprezzare del tutto lo splendido paesaggio, conquistato pedalata dopo pedalata.

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Il nostro arrivo in cima (30 luglio 2016)

Una seconda possibilità

Perché scegliere di percorrerlo ancora una volta? Alcune strade semplicemente chiamano: non importa quanto dure siano. Il Manghen è una di queste: fin dai primi di marzo mi ero messa in testa di ripercorrerlo entro fine di giugno, come vi avevamo raccontato in questo articolo.
Non mi alimentava tanto un senso di rivincita: non sono una ciclista che combatte contro le montagne.
Al contrario, mi ci avvicino con rispetto e busso alle loro porte in punta di ruote, chiedendo solo di percorrere le loro strade sognando a occhi aperti. Sentivo che l’anno scorso mi ero persa qualcosa: paesaggi, sensazioni e colori erano stati sbiaditi dalla fatica. Volevo darmi una seconda possibilità.

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Gli splendidi alpeggi del Manghen

Manghen: un anno dopo

Venerdì 23 giugno, alle 6 e 10 sono sul treno: direzione Borgo Valsugana. Provo sentimenti contrastanti che vanno dall’eccitazione, all’ansia, alla preoccupazione ma, appena scesa, ne prevale soltanto uno, la voglia di mettermi nuovamente alla prova dando tutta me stessa.
All’imbocco della salita, dopo aver scattato qualche foto, respiro e mi concentro.
Sfrutto la completa assenza di linea telefonica per eliminare le possibili distrazioni, aggancio i pedali e parto, mantenendo un ritmo regolare.
Quasi senza accorgermene, arrivo in prossimità della Val Calamento: da qui in poi inizia la parte dura.
Mi fermo diverse volta ma inizio a sentirmi in sintonia con la montagna e la sua strada, nonostante le dure rampe al 10%.

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Il duro tratto di strada che risale la Val Calamento

Da Val Calamento alla cima

Dalla fine della Val Calamento fino alla cima, non basta una semplice descrizione per raccontarvi tutte le sensazioni provate: stupore, gioia, dolore, fatica e adrenalina, sono solo parole inadeguate. Chilometro dopo chilometro, spingo la bici verso l’alto.
Entro in crisi al ventunesimo chilometro, le gambe iniziano a protestare. Una macchina che scende rallenta, il suo conducente abbassa il finestrino, mi guarda e dice “dai che è quasi finita, non mollare!”.

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Un tratto degli ultimi 7 chilometri prima della cima

Percorrendo l’ultimo chilometro provo una profonda gioia: ce l’ho fatta con le mie forze e sono in cima, circondata dalle splendide montagne che ho sognato per mesi. E’ un’emozione forte arrivare quassù dopo tanta fatica!

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La cima del passo: il Manghen fa parte delle “Grandi salite del Trentino”, strade valorizzate dalla regione con apposita segnaletica pensata per i ciclisti
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Uno dei tanti scorci panoramici offerti dalla cima

Mi godo fino in fondo ogni momento, contemplo i panorami e mi concedo una birra fresca al rifugio, poi purtroppo devo scendere: i chilometri che mi separano da Bassano del Grappa sono molti e non posso rischiare di perdere il treno.
Alla fine chiudo il giro con 101 chilometri e 1770 metri di dislivello, numeri che non possono descrivere una giornata perfetta come quella che ho vissuto!

Prossimo obiettivo? Scalare l’altro versante ovviamente!

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Consigli utili

Non siamo preparatori atletici o atleti professionisti, né abbiamo la presunzione di volerlo essere. Nonostante questo ci sentiamo di darvi qualche piccolo consiglio di natura pratica su come affrontare la salita:

  • montate rapporti adeguati (con un 34/28 potrete salire praticamente ovunque);
  • se lo fate in piena estate, partite prima delle 8 del mattino perché la salita è esposta al sole e sono soltanto pochi i tratti riparati dall’ombra del bosco;
  • allenatevi su salite lunghe: sviluppate in particolar modo la forza-resistente in salita e trasformatela praticando agilizzazioni dopo ogni richiamo di forza;
  • portate con voi borracce e provviste, perchè non ci sono rifugi in cui fermarsi, a parte quello in cima (soltanto nei primi sei chilometri ci sono due fontane);
  • affrontate con calma la prima parte e risparmiate le energie per gli ultimi 7 chilometri perchè sono quelli più impegnativi.

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Filippo e Manuela

Link utili:

 



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