Patagonia in bicicletta: il viaggio in solitaria di Enrico

Patagonia in bicicletta: il viaggio in solitaria di Enrico
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Patagonia in bicicletta: inseguendo un sogno

Patagonia: in 10 mesi di interviste a cicloviaggiatori, non ci eravamo mai spinti così lontano!
Questo mese, nel primo articolo del 2018 dedicato ai vostri viaggi in bicicletta, abbiamo voluto dare spazio a Enrico.
Il suo viaggio, tra i tanti che ci arrivano ogni mese, ci ha colpito particolarmente per la scelta della destinazione che da sempre ci affascina. Pronti a scoprire la Patagonia in bicicletta?

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Effetti della bassa marea presso Contao

Una piccola presentazione: parlaci un po’ di te

Mi Chiamo Enrico, ho 56 anni e vivo a Genova. Sono un appassionato di montagna e di bicicletta in quasi tutte le loro forme. Fino all’anno scorso facevo il manager in una multinazionale, ma non ero più soddisfatto di quella vita e ho voluto cambiare radicalmente.
Ho quindi deciso di mollare tutto impegnandomi per diventare una guida ambientale-escursionistica e guida cicloturistica. Ora sto cercando di trasformare le mie passioni in una professione.

Come ti è venuta l’idea del viaggio?

Ho riscoperto la passione per la bicicletta qualche anno fa e fin da subito, oltre alle classiche uscite giornaliere, mi sono appassionato ai viaggi di più giorni. Potendo dedicare ad essi solo parte delle ferie annuali, non ero ancora riuscito a realizzarne uno bello lungo.
Quando ho lasciato il mio vecchio impiego ho deciso di “regalarmi” un sogno che avevo fin da bambino. Quando sfogliavo un vecchio atlante del Touring Club Italiano immaginavo di percorrere le frastagliate coste del Cile meridionale a bordo di qualche nave postale. E’ nata così l’idea di percorrere la Patagonia in bicicletta attraverso la Carrettera Austral.

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Pedalando verso le Torri del Paine attraverso la steppa patagonica
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Nei pressi del confine con l’Argentina: in lontananza è visibile il Cerro Fitz Roy (cima di 3400 metri situata tra Argentina e Cile)

Come sono stati i preparativi?

Purtroppo o per fortuna, su Internet si trovano tutte le informazioni che servono per preparare un viaggio in qualsiasi parte del mondo. Tutto sommato non è stato difficile prepararsi e io avevo anche il vantaggio di non avere fretta di completare il percorso. Disporre di molti giorni di riserva mi ha consentito di non dover programmare le singole tappe con molta precisione.
Ho solo dedicato un po’ più di tempo a scegliere le dotazioni tecniche (dagli pneumatici alla tenda) perché avevo bisogno di un equipaggiamento affidabile e leggero.

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L’arrivo a Ushuaia, capolouogo dell’Argentina

Come hai scelto l’itinerario da percorrere?

La Patagonia (e la parte cilena in particolare) avevano già catturato la mia fantasia di bambino. Da adulto avevo visitato la parte argentina di cui mi erano rimasti impressi gli spazi infiniti e la natura selvaggia. Alcune preziose letture di Sepulveda e Chatwin avevano fatto il resto: ormai ero convinto che per il mio esordio nel mondo dei lunghi viaggi attraversare la Patagonia in bicicletta era la scelta giusta.
Quando poi ho iniziato a entrare nei dettagli, ho visto che c’era la possibilità di continuare il viaggio oltre Villa O’Higgins (paese del Cile meridionale) con una rocambolesca traversata del confine argentino.
Da lì avrei potuto proseguire per Punta Arenas sullo stretto di Magellano e infine raggiungere Ushuaia, punte estrema della Terra del Fuoco.
Detto fatto, in pochi minuti ho acquistato il biglietto aereo, e a qual punto il dado era tratto!

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Panorami da favola presso la Laguna de Los Tres

Ti è rimasto in mente un episodio particolare?

Di momenti particolari ce ne sono stati tanti, ma quali legati all’incontro con le persone locali sono i più presenti nella memoria; un giorno, verso la fine dell’anno, stavo cercando un punto dove mettere la tenda in un tratto di strada dove non c’erano villaggi. Ad un certo punto ho visto una casa isolata a lato della strada: mi sono avvicinato e ho chiesto agli anziani contadini che la abitavano se potevo piantare la tenda nel loro prato. Naturalmente hanno acconsentito! Non solo: mi hanno invitato in casa loro a cena e siamo stati tutta la sera a chiacchierare. Mi hanno raccontato di quando non c’era ancora la strada e ci si muoveva solo a cavallo. E’ stata una serata molto intensa dal punto di vista del contatto umano.

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Tramonto sula Terra del Fuoco

Cosa ti ha lasciato questo viaggio?

Mi ha lasciato una voglia immensa di ripartire e la convinzione di aver fatto la scelta giusta a cambiare vita.

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Pedalando lungo il lago General Carrera

Cosa vorresti dire a chi ci sta leggendo?

Viaggiare in bicicletta, sia per due giorni o per due anni, è secondo me il modo migliore per vedere un territorio. Per affrontare un viaggio in bicicletta ci vuole soprattutto tanta determinazione ma posso assicurare che nella maggior parte dei casi partire è meno difficile di quanto ci si possa immaginare.
Una volta dato il primo colpo di pedale il più è fatto!

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Pedalando verso il massiccio del Paine

Ringraziando Enrico per averci fatto sognare con questo viaggio alla scoperta della Patagonia in bicicletta, vi ricordiamo che Enrico è una guida ambientale escursionistica e guida di mountain bike.
Ha deciso di inseguire le sue passioni organizzando escursioni in proprio e in collaborazione con il tour operator Kailas. L’ultima novità proposta dall’agenzia? Un viaggio in Islanda lungo piste solitarie e facili singletrack. Il 15 marzo Enrico sarà presente presso il Salewa Store di Genova per una presentazione sui viaggi Kailas in bicicletta. Se siete a Genova, fate un salto!

Link utili

Manuela e Filippo (con la preziosissima collaborazione di Enrico!)



6 thoughts on “Patagonia in bicicletta: il viaggio in solitaria di Enrico”

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