Sacrario di Asiago a 100 anni dalla fine della Grande Guerra

Sacrario di Asiago a 100 anni dalla fine della Grande Guerra
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O genitori, parlate, frà qualche anno, quando saranno in grado di capirvi, ai miei fratelli, di me, morto a vent’anni per la Patria. Parlate loro di me, sforzatevi a risvegliare in loro ricordo di me. M’è doloroso il pensiero di venire dimenticato da essi. Fra dieci, venti anni forse non sapranno nemmeno più di avermi avuto fratello (Ultima lettera del tenente Adolfo Ferrero, Sacrario di Asiago (VI).

Le montagne che circondano Asiago (VI), teatro di sanguinose battaglie tra soldati italiani e austriaci.

La grande guerra 100 anni dopo

1918 – 2018: è passato un secolo dalla fine della Prima Guerra Mondiale.
Un pomeriggio in cui eravamo di passaggio ad Asiago (VI), abbiamo deciso di dedicare del tempo alla visita di uno dei monumenti più famosi del Veneto: il Sacrario Monumentale di Asiago.
Il monumento si trova appena fuori dal centro del paese ed è un punto di riferimento fisso nei nostri giri in bicicletta sull’altopiano. Come nel caso dell’Ossario del Pasubio e del Sacrario del Grappa, la visita al Sacrario di Asiago ci ha permesso di conoscere meglio questi luoghi. In regioni come il Veneto e il Trentino, il ricordo della Grande Guerra è più vivo che mai: ad esempio, sempre più spesso le zone che furono teatro di guerra vengono valorizzate con interventi di restauro e riqualificazione per essere fruibili al pubblico. Molto interessante, a questo proposito, l’iniziativa del Trentino che ha dato il via a un programma plueriennale di progetti e interventi sul campo volti a tutelare il patrimonio storico della Grande Guerra.

L’ingresso al Sacrario Monumentale

La maestosità del Sacrario di Asiago

Come nel caso dell’Ossario del Monte Pasubio e del Sacrario del Monte Grappa, anche quello di Asiago ha una struttura maestosa e solenne. Costruito sul Colle Leiten nel 1936, l’edificio è nato per accogliere le spoglie dei soldati presenti nei cimiteri di guerra sparsi in tutto l’altopiano. Al suo interno riposano i resti di oltre 54 mila soldati italiani e austroungarici: tra questi, 33 mila soldati sono ignoti. All’esterno del Sacrario, ma ancora di più all’interno, l’atmosfera surreale induce a un rispettoso silenzio. Scorrono decine, centinaia, migliaia di nomi: difficile quantificare un numero così ampio di vittime.

L’imponente monumento, visibile da chilometri di distanza, domina il paesaggio circostante
Un bollettino di guerra dell’anno 1916 inciso su marmo
L’altare di marmo che si trova al centro del monumento

Una lettera ritrovata: le ultime parole del tenente Ferrero

Visitando il museo del Sacrario abbiamo scoperto che al suo interno è conservata una lettera speciale. Si tratta delle ultime riflessioni che il tenente torinese Adolfo Ferrero scrisse alla sua famiglia.
Leggendo le sue parole di addio si viene catapultati nel giugno 1917 poco prima della battaglia del monte Ortigara in cui il tenente perse la vita. Le pagine che custodiscono le ultime parole di questo ragazzo sono state ritrovate quaranta anni dopo in perfetto stato di conservazione.
Difficilissimo, dalla sicurezza della nostra epoca, commentare le parole del tenente Ferrero. Così come lo abbiamo iniziato, ci teniamo a concludere questo post con le sue riflessioni. Come Ferrero, tutti i soldati che hanno dato la vita per difendere il nostro paese, devono essere ricordati.

Quando riceverete questo scritto fattovi recapitare da un’anima buona, non piangete e siate forti, come avrò saputo esserlo io. Un figlio morto per la Patria non è mai morto.
Il mio nome resti scolpito indelebilmente nell’animo dei miei fratelli, il mio abito militare, e la mia fidata pistola (se vi verrà recapitata) gelosamente conservati stiano a testimonianza della mia fine gloriosa.

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Filippo e Manuela



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