Islanda in bicicletta: il viaggio di Alberto intorno all’isola

Islanda in bicicletta: il viaggio di Alberto intorno all’isola
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Lo scorso mese siamo rimasti in Italia seguendo Giuliano e Claudio nel loro viaggio lungo il fiume Po!
Oggi invece vi parliamo di una destinazione che ci ha sempre affascinato e che prima o poi speriamo di raggiungere: l’Islanda! Volevamo da tempo ospitare questo paese sulla nostra rubrica dedicata ai viaggi in bici e l’incontro virtuale con Alberto ce ne ha dato l’occasione!
Pronti a scoprire l’Islanda in bicicletta?

Prendete una bici, una tenda un po’ scadente, tanti barattoli di fagioli, e un tipo strano. Tutte queste cose sono andate insieme a zonzo per 2000 km di Islanda, a mio parere il più bel paese del mondo!

Una piccola presentazione: parlaci un po di te

Alberto Montemurro nasce in una buia e tempestosa notte d’inverno a Matera, ridente cittadina situata in un punto tuttora imprecisato della Lucania. Fin da bambino, manifesta una malsana attrazione per gli oggetti sferici o anche solo capaci di rotolare, che lo porterà nel tempo a fracassarsi più volte varie parti del corpo, con una particolare predilezione per il ginocchio destro.
Non contento dei traumi fisici, all’età di vent’anni, cioè adesso, decide di puntare anche all’usura e al logorio precoce del proprio corpo, progettando viaggi particolarmente lunghi, che nella più probabile delle ipotesi si riveleranno dei grandi fallimenti.
Ribelle alle malandate carte che il destino gli ha fornito, ignora spesso le richieste altrui di non partire, provandole tutte per costruirsi le proprie idee mentre tenta di tenere in equilibrio università, famiglia, lavoro e amici! Spesso tenta di dare la falsa impressione di non prendersi troppo sul serio, con una discreta percentuale di successo. Spera di riuscire un giorno a dare spunti per altre persone, viaggiando rasoterra e non solo. Oggi Alberto risiede ad Ariccia, un’altra ridente cittadina in un punto imprecisato dei Castelli Romani.

Il relitto aereo di Sólheimasandur: nel novembre del 1973 il pilota del velivolo si ritrovò costretto a fare un atterraggio d’emergenza. L’equipaggio sopravvisse ma i resti dell’aereo sono ancora sul posto.

Come ti è venuta l’idea di scoprire l’Islanda in bicicletta?

Ho passato parte dell’adolescenza a progettare con i miei amici viaggi impossibili e un po’ pazzi, che puntualmente dimenticavamo in breve tempo. Era un po’ che sognavo un viaggio vero, autentico, mancava solo la scelta della destinazione. Ho visto qualche immagine dell’Islanda, per caso, e non mi è più uscita dalla testa. Quando poi mi sono rotto il ginocchio per la seconda volta, con la prospettiva di un altro anno di riabilitazione, ho comprato il biglietto aereo e ho rimandato il nuovo intervento. Il resto è venuto da sé.

Il più grande lago di origine glaciale dell’Islanda: Jökulsárlón

Come sono stati i preparativi?

Un bellissimo disastro! Sono stato in equilibrio tra università, lavoro e studio del viaggio per un periodo impossibile, sono diventato dipendente dalla caffeina e ho dovuto drasticamente ridurre i contatti con le persone a cui voglio bene. Stranamente, loro mi hanno ripagato con gli interessi, sono stati fantastici. Ripensandoci adesso, è stato un bellissimo periodo, non esagero se lo paragono al viaggio stesso.

Goðafoss (Cascate degli dei): una delle cascate più famose del paese

Come hai scelto l’itinerario da percorrere?

Non è stato affatto facile: dopo lunghi mesi di studio e preparazione, passando ai raggi X ogni centimetro dell’isola, sono riuscito a stilare questa dettagliatissima mappa. Non ero però del tutto sicuro se pedalare nel senso della freccia.

islanda-in-bicicletta

Ti è rimasto in mente un episodio particolare?

Ve ne dico due: ad un bivio, sulla strada per Vìk, dovevo scegliere se proseguire o lasciare la strada principale per esplorare un promontorio ed un faro. All’inizio proseguii per un chilometro circa, poi non so perché mi voltai e tornai indietro, deciso a voler esplorare quel luogo. Era il tramonto, ed è stato il momento più bello dell’intero viaggio. Ho visto il posto più bello che potessi immaginare e nessuno potrà portarmelo via.

Notte in tenda

Cosa ti ha lasciato questo viaggio?

L’Islanda in bicicletta mi ha lasciato luoghi, persone, idee, emozioni, botte, freddo e l’amore per una terra che spero possa rimanere com’è, per sempre. E ancora, che un viaggio non è troppo diverso dalla vita di tutti i giorni: una serie di piccoli problemi quotidiani, sempre risolvibili con un po’ di ingegno e volontà e emozioni a non finire per chi si mantiene affamato di vita.

Pedalando verso i fiordi orientali dell’isola

Cosa vorresti dire a chi ci sta leggendo?

Non mi prendete sul serio, non lo faccio manco io. Ma se avete un’idea, un’idea da cui pensate possa nascere qualcosa di bello, che può essere uno spunto per voi o per chi vi sta intorno, rimboccatevi le maniche e dateci dentro!

Le cascate di Skógafoss con il loro spettacolare salto di 60 metri (sud dell’Islanda)

Link utili

Manuela e Filippo (con la preziosissima collaborazione di Alberto!)

 



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