Walk for research: la Via Francigena a piedi con Alex Sabelli

Walk for research: la Via Francigena a piedi con Alex Sabelli
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Ci piace pensare che alcuni incontri (reali o virtuali) non capitino mai per caso. Qualche settimana fa, scorrendo il feed di Facebook abbiamo incontrato Alex Sabelli, in cammino lungo la Via Francigena. Non solo abbiamo iniziato a seguire le tappe del suo viaggio ma abbiamo anche deciso di parlarne nella rubrica Giù dai pedali. Chi ci segue da più tempo, sa che in questo spazio del blog parliamo solo di esperienze di trekking o a piedi che abbiamo provato direttamente. In questo caso però, è valsa assolutamente la pena fare un’eccezione: Alex ha infatti percorso la Via Francigena con un obiettivo ben preciso: promuovere l’iniziativa Walk for Research nata per supportare iniziative pediatriche attraverso una raccolta fondi itinerante. Lo scorso anno vi abbiamo parlato di Monica, che sebbene per motivi diversi, ha percorso la Via Francigena in bicicletta: ora siamo più che curiosi di scoprire com’è andata l’esperienza di Alex. A lui la parola!

Una piccola presentazione: parlaci un po di te

Credo di essere una persona normale, con sogni e desideri e di avere qualche idea particolare, che porto avanti senza nascondermi dietro frasi come “mi conviene?”
Sono abbastanza istintivo (forse anche troppo!) ma non ho paura di fallire o dover ricominciare. È la vita e va vissuta a testa alta facendo ciò che ci piace (sempre che non leda la libertà altrui). Se poi possiamo farlo aiutando gli altri, ben venga. C’è bisogno di essere più buoni.

Come ti è venuta l’idea del viaggio?

Posso dire che questo progetto è nato in famiglia: mio zio, Tito Pasquarella, nell’88 ha intrapreso un viaggio simile dopo che gli era stato diagnosticato un cancro raro. Durante il periodo di chemio ha deciso di raccogliere fondi per il Royal Marsden (ospedale londinese) camminando da John O’Groats a Londra. È la stessa camminata che ho ripetuto anche io nel 2015. Credo che camminare sia un modo per dare al nostro io la libertà che ci richiede: è l’unico momento in cui siamo veramente con noi stessi e in cui possiamo attuare una forma di meditazione profonda, specialmente se viaggiamo camminando. Spesso corriamo tutto il giorno e voliamo dall’altra parte del mondo, quando in realtà potremmo muoverci a piedi e scoprire un mondo differente che non avremmo mai immaginato. Il tempo si ferma e non si ha più la fretta di raggiungere un determinato luogo, perchè il viaggio non corrisponde alla destinazione.

Parlaci del progetto Walk for Research!

Walk For Research è il mio modo per aiutare gli altri, o meglio, uno dei modi. Si tratta di un progetto che ho creato grazie al supporto della società dilettantistica Stone Tower. Come tutte le cose è bene che non rimanga una cosa a sé, ma che sia la scintilla per renderci persone migliori e ci dia la forza di aiutare gli altri SEMPRE. L’iniziativa, giunta quest’anno alla sua terza edizione, quest’anno si è dedicata alla Fondazione Bambino Gesù. Se avessi la possibilità finanziaria per contribuire a ricerche mediche importanti come quella proposta dalla Dottoressa Piemonte al Bambino Gesù (nel campo delle malattie neurodegenerative) non chiederei a nessuno di donare perchè lo farei io stesso. Purtroppo, da solo non dispongo dei mezzi necessari e ho scelto di camminare per facilitare la raccolta fondi.

Come sono stati i preparativi?

A livello burocratico non è stato facile: organizzare una raccolta fondi per una realtà come Bambino Gesù Onlus non è così immediato! E’ stata dura, ma la Fondazione Bambino Gesù ci aiutato moltissimo. Sono riuscito a mettere insieme persone che erano davvero coinvolte nel progetto e alla fine è andato tutto bene. A livello fisico, essendo la preparazione specifica per ogni sport (sono un laureato in scienze motorie al Foro Italico), è stato difficile “prepararsi”. Per quanto ci si alleni, si parte sempre un po’ impreparati…non potevo sicuramente percorrere 60 chilometri al giorno per allenarmi 😀

Come hai scelto l’itinerario da percorrere?

Ho scelto di percorrere la Via Francigena perchè sapevo che sarebbe stato il percorso giusto per conoscere e incontrare tante persone. Essendo un itinerario che si sviluppa lungo oltre 1000 chilometri era anche abbastanza lungo per attirare l’attenione sulla ricerca.

Ti è rimasto in mente un episodio particolare?

Ce ne sarebbero tanti da scrivere, ma la cosa più bella sono stati i volti dei bambini che ci aspettavamo all’ospedale al nostro arrivo a Roma. Poi, come potrete immaginare, ci sarebbero da citare diversi incontri con molte persone speciali che ho incrociato lungo il cammino. Anche camminare sotto la pioggia è stato bello!

Cosa ti ha lasciato questo viaggio?

A parte qualche acciacco fisico (dolore alle caviglie, vesciche e calli!) e tanta stanchezza, mi ha dato forza e speranza nel genere umano. Ho capito anche molto di me stesso, avendo tante occasioni per confrontarmi con l’io primitivo, che ha bisogno delle cose semplici. Non per ultimo, mi sono reso conto di quanto di superfluo abbiamo intorno: a volte basterebbe fare due passi per capire che molte cose sono veramente di troppo. Voglio consumare il mio tempo in maniera migliore e se posso far capire agli altri che anche il loro tempo non è degno di essere perso, ben venga.

Cosa vorresti dire a chi ci sta leggendo?

Non ho molto da dire, e non sono nella posizione di farlo, ma quello che direi a me stesso è: alzati e vai a farti una camminata! Datti la possibilità di perderti e di far riaccendere i tuoi istinti. Sii una persona migliore ogni giorno, per te e per gli altri. Non aver paura di rimanere solo coi tuoi pensieri, perchè comunque ti indirizzeranno nella direzione dei tuoi desideri. Una volta scoperta, non aver paura di seguire quella strada. Vivi la vita con leggerezza e positività, che non vuol dire svogliatezza o disinteresse, ma scegli le cose per cui vale la pena vivere. Non cercare di diventare qualcuno dimenticandoti di cosa vuoi veramente.

Link utili

Filippo e Manuela (con la preziosissima collaborazione di Alex Sabelli!)



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