In bicicletta da Milano a Lecce: il viaggio di Giovanni

In bicicletta da Milano a Lecce: il viaggio di Giovanni
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Non è la prima volta che scorrendo il feed dei social ci imbattiamo in progetti o viaggi interessanti che ci ispirano e che abbiamo piacere di condividere con i nostri lettori. Questa settimana, nella rubrica dedicata ai vostri viaggi in bicicletta, ospitiamo Giovanni: lo abbiamo conosciuto quasi per caso su Instagram, qualche settimana prima che partisse da Milano per raggiungere Lecce in bicicletta. Siamo stati letteralmente colpiti dall’entusiasmo di Giovanni, dallo scopo del viaggio e dalla sua apertura mentale e proprio per questo raccontiamo la sua esperienza sul nostro blog. A lui la parola!

Una piccola presentazione: parlaci un pò di te

Ciao! Mi chiamo Giovanni Stella e sono un ragazzo universitario di 22 anni amante dell’avventura e della natura. Appena posso scappo dalla mia città natale, Milano, per staccare da tutto e da tutti e stare all’aria aperta. Avere una visione dei paesaggi davanti ai miei occhi senza l’intralcio dei palazzi o altre strutture mi libera la mente e mi mette di buon umore.

Come ti è venuta l’idea del viaggio?

Era molto tempo che volevo girare l’Italia in lungo e in largo per toccare con mano i cambiamenti di paesaggi e delle persone che abitano il nostro paese, regione dopo regione. Negli ultimi mesi stavo anche pensando ad un viaggio capace di cambiare il mio modo di vedere e vivere la vita. Una sera mentre ero nel letto a riposarmi, prima di cena, mi è venuta in mente una bizzarra idea: perché non prendere una bicicletta e attraversare l’Italia? Godersi ogni chilometro, incontrare centinaia di persone e condividere la mia esperienza? Sembrava da pazzi ma quella sera ho detto: “che figata, io lo faccio”.

Come sono stati i preparativi?

Devo ammettere che non sono un ciclista ma in passato ho fatto qualche giro in giornata, specialmente qualche passo di montagna. Gli allenamenti prima della partenza si possono contare sul palmo di una mano ma sono un ragazzo dinamico: gioco in una piccola squadra di calcio quindi sono sempre in movimento e in forma. La preparazione è stata per lo più nel sistemare la bicicletta di mio papà, una vecchia Colnago, grazie all’aiuto di un anziano appassionato di ciclismo di nome Eugenio. Mi ha insegnato molto, mi ha dato molta forza di terminare questo viaggio e a lui devo molto. Senza di lui non sarei partito.

Come hai scelto l’itinerario da percorrere?

Ho deciso il punto di partenza e la meta, ovvero Milano e Lecce. Volevo arrivare in Salento perché è una delle zone più belle d’Italia e ci avevo trascorso qualche estate: volevo riammirare quei paesaggi. Successivamente mi sono messo a cercare sulla mappa del nostro paese tutte le città e i paesini che stavano tra l’arrivo e la partenza: ho calcolato i chilometri e ho deciso l’itinerario.

Ti è rimasto in mente qualche episodio particolare?

Ci sono stati momenti felici e momenti di difficoltà. Ricordo che ho avuto due giorni in cui non ero stimolato, le strade erano pericolose e i paesaggi non aiutavano. Quando sono arrivato nella zona del Gran Sasso sono rimasto stupito perché ero completamente affascinato dal panorama: li ho capito che in bicicletta non è scontato ammirare viste meravigliose. Siamo in Italia e siamo abituati, ma godersi uno scenario incantevole dopo giorni di fatica è stato doppiamente emozionante. Le cose belle bisogna sapersele conquistare.

Cosa ti ha lasciato questo viaggio in bicicletta?

Ho imparato il concetto di ospitalità. In metà delle tappe, ovvero dieci su venti, ho trovato persone che mi hanno accolto nelle loro case, anche se non mi conoscevano, gratuitamente. Mi hanno fatto sentire a casa, ho fatto nuove amicizie e il giorno dopo quando ripartivo ero sempre dispiaciuto perché era come se ci conoscessimo da anni. Molti di noi (e anche io prima di questo viaggio) sono diffidenti: tendiamo a guardare sempre il bicchiere mezzo vuoto ma bisogna ricordarsi che esiste anche l’altra metà! Ringrazio di cuore tutti quei ragazzi e ragazze, signori e signore che non hanno avuto timore ad ospitare un giovane ciclista “pazzo” che aveva deciso di viaggiare lungo l’Italia. Conoscervi è stata l’emozione più grande di questo viaggio in bicicletta.

Cosa vorresti dire a chi ci sta leggendo?

Ho imparato che se voglio fare una cosa, non importa se è da pazzi farlo! Bisogna fare ciò che vogliamo senza pensare alle conseguenze e ai giudizi degli altri, altrimenti non ci sentiremo mai realizzati. È molto difficile e questo cambiamento non avviene da un giorno all’altro. Bisogna iniziare dai piccoli gesti e dalle opportunità che la vita ci mette di fronte. Ogni azione comporta una conseguenza ma se agiamo come davvero vogliamo, anche avendo un riscontro negativo, saremo felici lo stesso perché ci sentiremo realizzati e soprattutto con una dignità. Al contrario, l’esito può essere positivo e quindi saremo entusiasti di aver pensato in modo differente rispetto alla massa: la gioia sarà doppia. Pensare in modo alternativo, positivamente, migliora le giornate e incita a credere che l’importante è non aver paura di sè stessi.

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Manuela e Filippo (con la preziosissima collaborazione di Giovanni!)



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