Via ferrata Farina del Diavolo di Villa Santina (UD): caratteristiche

Via ferrata Farina del Diavolo di Villa Santina (UD):  caratteristiche
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L’amore per la montagna, almeno per noi, assume la forma di molteplici attività fisiche che vanno dai lunghi giri in bicicletta all’escursionismo inteso non soltanto come trekking ma anche come percorrenza di vie ferrate. Nel corso del 2019 ne abbiamo provate diverse: la ferrata Bafile (Gran Sasso, Abruzzo – in pubblicazione), le ferrate Marcirosa e Salemme (Dolomiti Lucane, Basilicata), la ferrata De Luca – Innerkofler (Dolomiti di Sesto, Trentino – in pubblicazione) e la ferrata della memoria (Valle del Vajont, Veneto). Proprio quando ci stavamo rassegnando a riporre imbraghi e caschetti per l’inverno, il caso ha voluto che ci imbattessimo in una via ferrata che non conoscevamo: la Farina del Diavolo, situata a Villa Santina (UD). Andiamo a conoscerla meglio!

Di cosa parleremo in questo articolo

- Villa Santina e la sua nuovissima via ferrata
- Il percorso
- Una ferrata divertente e variegata alle porte della Carnia
- Farina del Diavolo: la leggenda dietro il nome
- La nostra attrezzatura
- Informazioni

Villa Santina e la sua nuovissima via ferrata

Inaugurata nel 2019, la ferrata Farina del Diavolo (dietro questo nome c’è una divertente leggenda di cui vi parleremo a breve 😉) è stata costruita sopra un tratto della parete dell’altopiano che va dal Monte Artenis (1968 metri) allo sperone roccioso che domina il fiume Tagliamento. In particolare, l’intero percorso si sviluppa sopra e attorno a Villa Santina, piccolo paese all’imbocco della Carnia. Per cominciare a scalare, una volta arrivati a Villa Santina, vi basterà parcheggiare presso il cimitero dell’abitato per ritrovarvi all’inizio del percorso. Tranquilli! Nonostante il nome poco rassicurante e l’onnipresente vista sul cimitero, questa via ferrata è sicurissima: non soltanto è stata inaugurata da meno di un anno ma è caratterizzata da moltissimi appigli e corde ben tese.

Il percorso

Caratteristiche della via ferrata

Con una lunghezza di 450 metri e un dislivello complessivo di 230 metri, la ferrata è caratterizzata da un forte sviluppo verticale che la rende davvero adrenalinica. Non mancano alcuni brevi tratti in contropendenza, pioli, passaggi tra strette rocce e tratti orizzontali. A circa metà ferrata c’è anche un breve ma divertente ponte tibetano che collega la falesia a degli speroni rocciosi poco lontani.

Il sentiero di rientro

La parte finale della ferrata di Villa Santina conduce in cima all’altopiano che domina sulla destra l’ampia valle del Tagliamento in cui Villa Santina e i paesi vicini sono collocati. Il sentiero di rientro si sviluppa quasi del tutto sotto il bosco: si costeggia prima una buona parte dell’alta parete appena scalata (attenzione a non finire fuori sentiero dato che a pochi metri dalla traccia c’è un vuoto di 200 metri) e poi si scende verso Villa Santina utilizzando una vecchia strada forestale. Una volta tornati a valle si costeggia la strada statale 52 prima di tornare nuovamente nel bosco e chiudere l’anello in prossimità del cimitero. L’intero percorso è perfettamente segnalato sia con segnaletica verticale, sia con segnavia bianco-rossi del CAI. L’ultima volta che abbiamo percorso la ferrata (gennaio 2020), parte del sentiero di rientro era stato chiuso a causa di una frana. Abbiamo seguito il percorso alternativo che conduce sulla strada provinciale 44 e che consente di rientrare a Villa Santina su strada asfaltata.

Una ferrata divertente e variegata alle porte della Carnia

Nonostante la sua relativa facilità, la ferrata di Villa Santina è estremamente variegata. A noi è piaciuta talmente tanto che in meno di sei mesi l’abbiamo percorsa già due volte, a settembre del 2019 e a gennaio 2020. Si, avete letto bene, gennaio! Grazie alla sua ottima esposizione a sud e ad altezze poco pronunciate, questa ferrata può essere percorsa anche durante il periodo invernale. Villa Santina si trova infatti a 363 metri s.l.m. e l’altezza massima che si raggiunge terminata la scalata è di 710 metri. Da evitare, per ovvie ragioni, il periodo estivo.

Farina del Diavolo: la leggenda dietro il nome

Se, come noi, vi siete chiesti cosa ci sia dietro il nome “Farina del diavolo“, la risposta si trova in una leggenda locale. Si narra che un povero viandante raggiunse un mulino lungo il fiume Radime presso il quale incontrò una signora molto tirchia che macinava il grano. Chiedendo di avere della farina, la mugnaia rispose che piuttosto che dargliela, avrebbe preferito che fosse il diavolo a prenderla. La farina fu quindi scagliata lungo la roccia da cui si getta la cascata, proprio per intervento del diavolo. Leggende a parte, non c’è lo zampino del diavolo dietro le striature bianche che si possono ammirare durante la scalata: sono soltanto opere dell’erosione ma ora sappiamo che il nome della via ferrata rende omaggio ad una storia locale!

La nostra attrezzatura

Ogni volta che percorriamo trekking e vie ferrate, arrivano puntuali le vostre domande riguardanti l’attrezzatura di cui ci avvaliamo durante le nostre uscite. Abbiamo in programma di dedicare uno specifico articolo a questo argomento, ma nel frattempo condividiamo con voi la maggior parte delle dotazioni che abbiamo utilizzato durante la ferrata Farina del Diavolo!

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Informazioni

  • I tempi di percorrenza dell’anello dipendono inevitabilmente dall’esperienza dell’escursionista. Noi, affrontando la ferrata e il rientro con la dovuta calma e facendo diverse soste, abbiamo impiegato circa 3 ore e mezza a completare l’anello;
  • La parete sulla quale si scala, in caso di abbondanti piogge, è dominata da una delle cascate più alte d’Europa (cascata della Radime). Inutile sottolineare che quando la cascata non è in secca, la via ferrata non è assolutamente percorribile;
  • A qualche decina di metri sulla destra dalla ferrata è presente una via alpinistica.

Link

Filippo e Manuela (ph: Antonio Canaveras)

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