Due strade divergevano in un bosco e io presi la meno battuta: l’outdoor ai tempi del COVID-19

Due strade divergevano in un bosco e io presi la meno battuta: l’outdoor ai tempi del COVID-19
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Due strade divergevano in un bosco d’autunno e dispiaciuto di non poterle percorrere entrambe, essendo un solo viaggiatore, a lungo indugiai fissandone una, più lontano che potevo fin dove si perdeva tra i cespugli. (…) Due strade divergevano in un bosco ed io – io presi la meno battuta, e questo ha fatto tutta la differenza.

Robert Lee Frost (poeta statunitense)

Durante la scorsa primavera, in uno dei rari momenti in cui era possibile svolgere attività fisica all’interno del proprio comune, io e Filippo siamo usciti per una breve passeggiata. Viviamo a Cordenons, piccolo comune attaccato a Pordenone, in cui abbiamo la fortuna di avere diverse aree verdi e lunghi sterrati perfetti per camminare. Quel giorno abbiamo fatto l’errore di soffermarci in un parco pubblico del centro, quasi deserto: nemmeno il tempo di rilassarci un attimo che subito arrivano le minacce di una signora, che affacciandosi da un balcone ci intima di tornare a casa e di chiamare la polizia nel caso in cui non ce ne fossimo andati. Da sotto le nostre mascherine la invitiamo a chiamare anche l’esercito e sconcertati, torniamo alla nostra clausura.

Primavera 2020: i nuovi untori

Sono ormai tristemente famosi gli episodi in cui, runner, ciclisti ed escursionisti che si sono allenati all’aria aperta, nel pieno rispetto delle normative vigenti, siano stati insultati e minacciati da “italiani medi” accecati da una comunicazione mediatica del virus che ha alimentato paranoia e ignoranza. Persino ciclisti professionisti hanno subito le conseguenze di questi atteggiamenti: alcuni di loro sono stati investiti e aggrediti semplicemente perchè stavano svolgendo il proprio lavoro.

Estate – Autunno 2020: l’assalto alla montagna

Con l’allentamento delle restrizioni, in Friuli (parlo della regione in cui vivo perchè è quella di cui ho esperienza) è successa una cosa davvero strana: improvvisamente, nei fine settimana le città si sono svuotate e migliaia di persone si sono riversate in un luogo che prima guardavano solo dalla pianura. La montagna. Si, proprio la montagna: Piancavallo, Zoncolan, Monte Lussari, solo per citare alcune delle località più famose, sono state letteralmente invase da escursionisti (?) che dall’oggi al domani si sono accorti che non tutto gira intorno ai centri commerciali. Il risultato? Gli assembramenti che tutti rifuggono non si sono verificati in negozi, bar e ristoranti del centro ma nei rifugi alpini e sui sentieri. Per non parlare dell’arrivo della neve: abbiamo visto foto e Instagram stories sconcertanti delle solite località invernali alpine prese letteramente d’assalto. Sapete che ha nevicato su tutte le Alpi e che è possibile divertirsi e camminare anche in posti non affollati? Ad esempio, lo scorso fine settimana abbiamo scelto le prealpi bellunesi: giudicate voi dalle foto quante persone abbiamo incontrato.

Alla ricerca del capro espiatorio

All’alba di questo strano inverno del 2020, mi viene da pensare che forse abbiamo le idee un po confuse: prima chi esce di casa è la personificazione del male, poi lo è chi va nei negozi, poi lo è chi va in montagna. D’altra parte, noi psicologi sappiamo benissimo che in qualsiasi momento di difficoltà, la mente umana ha bisogno di un capro espiatorio: prendersela con un virus inanimato e invisibile è un po difficile, meglio accusare intere categorie di persone, anche a scapito della coerenza dei propri comportamenti.

La strada meno battuta

Il discorso è ampio e il rischio di andare fuori tema alto: proprio per questo, avviandomi alla conclusione, lancio un invito che si ricollega alla citazione che ha aperto questa riflessione. Percorrete la strada meno battuta. Abbiamo tutti bisogno di rilassarci, di staccare dal lavoro, di trascorrere del tempo in mezzo alla natura. La ricerca medica e psicologica hanno da decenni evidenziato i vantaggi sulla salute fisica e mentale dell’attività motoria all’aria aperta. Nell’organizzazione delle vostre uscite (che siano in bicicletta, a piedi, con le ciaspole, con gli sci), pensate fuori dagli schemi nella fase di scelta della destinazione. Questo invito non è un’esortazione a sottovalutare la propria preparazione oppure a partire per chissà quale viaggio o spedizione fantastica. Ad esempio, quello che noi facciamo da 4 anni a questa parte è riscoprire il territorio, anche quello dietro casa, che abbiamo sempre dato per scontato.

Destinazioni fantastiche aspettano solo di essere scoperte e raccontate

Ai luoghi più affollati e famosi preferiamo le destinazioni meno frequentate, quelle in cui non si incontra quasi nessuno. Quelle in cui un cerbiatto o una volpe attraversano la strada durante una salita in bicicletta oppure quelle in cui le impronte degli scarponi da trekking si mischiano a quelle della selvaggina. Secondo voi abbiamo apprezzato di più le affollatissime Tre Cime di Lavaredo o le quasi deserte Dolomiti Friulane? Le destinazioni che quasi nessuno racconta o condivide sui social sono la nostra ancora di salvezza: spesso ci siamo solo noi e gli animali e vista la direzione che sta prendendo l’essere umano ci piace pensare che vada bene così. Per il ciclista o l’escursionista rispettoso e consapevole, le porte di queste destinazioni saranno sempre aperte: in fondo basta consultare una mappa ed iniziare a chiedersi quanto non conosciamo i territori a noi prossimi. Da bambini sognavamo di esplorare il mondo e ora che abbiamo la possibilità di farlo davvero sarebbe un peccato non approfittarne: partiamo dal nostro piccolo mondo, scegliendo la strada meno battuta.

Manuela



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