Dolomiti Friulane: trekking ad anello con pernotto al rifugio Giaf

Dolomiti Friulane: trekking ad anello con pernotto al rifugio Giaf
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Le Dolomiti Friulane occupano un posto speciale nel nostro cuore fin dal primo giorno in cui le abbiamo “scoperte”. Le loro infinite valli, quasi del tutto incontaminate, incoronate da altrettanto infinite guglie e cime, continuano ad affascinarci escursione dopo escursione. Sono ancora molti i sentieri che non abbiamo ancora esplorato: ecco perchè, verso la fine di agosto, ho deciso di pianificare un giro ad anello di due giorni su sentieri quasi del tutto inediti (con pernottamento presso il rifugio Giaf). Purtroppo è stato un giro in solitaria perchè Filippo si trovava fuori regione. Camminare da sola in un contesto montano come questo è stata per me un’esperienza molto potente ma anche impegnativa. In ogni caso, rifarei immediatamente tutto il percorso, continuate a leggere per scoprire perchè 😉

L’itinerario in breve

  • Chilometri: 21
  • Dislivello: 2732 D+ e 1640 D-
  • Quote: 1249 (minima – Rifugio Pordenone) – 2269 metri (massima – Forcella del Leone)
  • Tempo di percorrenza: 12 ore (pause escluse)
  • Sentieri: 361, 342, 349
  • Punti di appoggio: Rifugio Pordenone, Casera dei Pecoli, Casera Val Binon, Rifugio Giaf, Bivacco Marchi Granzotto
  • Acqua: presenti sorgenti naturali e torrenti (secondo giorno)
  • Terreno: sentiero e strada forestale
  • Difficoltà: EE/EEA
  • Periodo consigliato: estate
  • Copertura di rete: parziale (presente al rifugio Giaf e in cima a forcella Cason)

Di cosa parleremo in questo articolo

Descrizione generale dell’itinerario
Descrizione dettagliata dell’anello
– Rifugio Giaf e altri punti di appoggio sul percorso
Impressioni sull’itinerario
Il mio equipaggiamento
Scarica gratuitamente la traccia dell’itinerario

Descrizione generale dell’itinerario

Avendo due giorni a disposizione ma volendo anche prendere il trekking con una certa calma ho programmato un itinerario relativamente breve (21 chilometri totali) in modo da percorrere 11 chilometri al giorno per due giorni. Ho cominciato l’anello dal rifugio Pordenone (ma volendo si potrebbe partire anche dal rifugio Giaf), dal quale sono partita in direzione di casera Meluzzo, casera dei Pecoli e casera Val Binon. Una volta giunta qui ho proseguito fino a forcella Urtisiel e dopo averla scavallata ho iniziato la discesa verso il rifugio Giaf, meta finale del primo giorno (CAI 361). Il secondo giorno, il trekking è iniziato con la lunga e impegnativa salita a forcella Cason, dalla quale, dopo una piccola discesa sono arrivata nei pressi del bivacco Marchi Granzotto (CAI 342). Dal bivacco ho poi raggiunto la forcella del Leone iniziando la lunga discesa verso la Val Cimoliana e il rifugio Pordenone (CAI 349).

Descrizione dettagliata dell’anello

Se è la prima volta che fate trekking sulle Dolomiti Friulane, questo paragrafo vi sarà sicuramente utile per farvi un’idea della tipologia di sentiero e delle difficoltà che potrete incontrare vista la particolarità e diversità dei sentieri che si affrontano. Sicuramente questo è un articolo più lungo del solito ma a mio avviso è bene essere preparati e online non si trovano descrizioni così dettagliate di questa zona. Per praticità, ho scelto di dividere la descrizione di questo anello in 5 settori.

Dal rifugio Pordenone a Casera dei Pecoli

La parte iniziale del trekking, che dal rifugio Pordenone conduce a Casera dei Pecoli, è abbastanza semplice. Dal parcheggio sotto il rifugio Pordenone si comincia a camminare lungo una bellissima e ampia strada sterrata che in prossimità del torrente Cimoliana (che in questo tratto scorre sotto terra) diventa sempre più sassosa. Ad un paio di chilometri dal rifugio Pordenone, in corrispondenza di un bivio, una recente cartellonistica indica la direzione da seguire (sinistra): da qui in poi il terreno diventa un pochino più scomodo poichè si procede sul letto del Cimoliana tra sassi di varie dimensioni. Il sentiero è comunque sempre ben visibile e tracciato sia con segnavia CAI sia con ometti di pietra. Dopo circa 3 chilometri totali, una deviazione (segnalata) indica la possibilità di abbandonare il letto del torrente per proseguire, più comodamente, all’interno del bosco che si trova sul versante sinistro della valle. Il sentiero, caratterizzato da leggeri saliscendi, conduce in breve a Casera dei Pecoli. Questo primo tratto, lungo 4 chilometri, rimane nel fondovalle e consente di raggiungere la parte terminale della Val Cimoliana affrontando un dislivello di 200 metri.

Da Casera dei Pecoli a Casera Val Binon

A Casera dei Pecoli ci si trova davanti ad un bivio: proseguendo verso destra si entra in Val Brica (dove volendo si può percorrere un altro bellissimo anello che trovate descritto qui); proseguendo verso sinistra si sale invece in direzione dello spettacolare bivacco Marchi Granzotto; andando invece dritti si raggiunge presso Casera Val Binon. Questo tratto, lungo meno di due chilometri, è quello che ho trovato più “impegnativo”, a livello di pendenze, nel corso della prima giornata di trekking. La salita verso Casera Val Binon parte da subito decisa, con pendenze che mettono alla prova il fiato. In compenso, questa parte di trekking si svolge sotto un bellissimo bosco: il rapido aumento di quota, man mano che si sale, è visibile anche osservando i cambiamenti nella vegetazione. Una volta giunti a Casera Val Binon sarete passati dai 1400 metri del fondovalle a quasi 1800 metri di quota.

Da Casera Val Binon al rifugio Giaf

Questo tratto (7 chilometri) è sicuramente uno dei più panoramici e suggestivi dell’intero trekking in quanto regala una visione dall’alto, davvero privilegiata, sull’intera Val Cimoliana. Da casera Val Binon, un comodissimo sentiero in leggera salita consente infatti di raggiungere forcella Urtisiel. Il sentiero, stretto ma comodo, si sviluppa in costa per poi curvare bruscamente verso destra, in direzione della forcella e della parte delle Dolomiti Friulane che da su Forni di Sopra. Raggiungere la forcella, che si trova a quota 2000 metri, non sarà un problema: la salita non presente pendenze particolarmente impegnative e si snoda in un bell’ambiente, tra pini mughi e arbusti d’alta quota. Una volta giunti in forcella, un dislivello in discesa di 600 metri consente di raggiungere il rifugio Giaf. Consiglio di prestare attenzione in discesa in quanto il fondo del ripido sentiero che scende verso il rifugio è ghiaioso e in alcuni tratti scivoloso. Man mano che si scende di quota e ci si avvicina al rifugio, il sentiero diventa molto più comodo.

Dal rifugio Giaf a forcella Cason

Dopo un bellissimo pomeriggio ristoratore e un’ottima notte di sonno presso il rifugio Giaf, ero pronta per affrontare il secondo giorno di trekking, che si è rivelato decisamente più impegnativo del primo. Nonostante il dislivello delle due giornate sia sostanzialmente lo stesso (intorno ai 1000 metri in salita), il percorso dal rifugio Giaf a forcella Cason lungo il sentiero CAI 342 ha richiesto parecchie energie fisiche e mentali. Si affronta infatti un dislivello di quasi 800 metri in appena due chilometri (vi lascio immaginare le pendenze). Escluso un breve tratto iniziale, che permette di uscire dal bosco, gran parte della salita si sviluppa su ripido ghiaione. Negli ultimi 30 minuti di salita i bastoncini sono stati archiviati ed è stato necessario procedere in arrampicata. Gli appigli non mancano ma consiglio di prestare parecchia attenzione perchè si procede in un canale detritico molto instabile e in diversi punti le rocce non tengono come potrebbe sembrare. La ricompensa per aver raggiunto forcella Cason, che si trova a 2224 metri di altezza, sarà un’indimenticabile vista sull’anfiteatro dolomitico dominato dal Monfalcon di Forni, nel quale si trova anche il bivacco Marchi Granzotto (immagine di copertina).

Da forcella Cason al rifugio Pordenone

Una volta raggiunta forcella Cason il grosso dello sforzo sarà finito. Il percorso verso il rifugio Pordenone, da qui, è ancora lungo ma non presenta particolari difficoltà e soprattutto è praticamente in discesa. Questo non deve indurre ad abbassare la guardia, ovviamente, ma potrete prendervi qualche minuto per contemplare gli spendidi scenari dolomitici faticosamente conquistati. Dalla forcella, sempre rimanendo sul sentiero CAI 342, si supera il pianoro roccioso su cui è collocato il bivacco Marchi Granzotto per poi affrontare l’ultima breve salita di giornata, quella che conduce a forcella del Leone (2150 metri). Da qui, inizia la lunghissima discesa di rientro verso la Val Cimoliana (4 chilometri). Volendo, si potrebbe scendere anche dal bivacco Marchi Granzotto (si tratta di due discese parallele) ma ho scelto di raggiungere la forcella del Leone perchè non l’avevo mai vista. La scelta non mi ha deluso perchè i 1000 metri di dislivello negativi, sebbene lunghi, sono stati stupendi dal punto di vista paesaggistico. La discesa, non presenta particolari difficoltà ma in alcuni punti è importante non abbassare l’attenzione e mantenere il passo sicuro per evitare di scivolare. Una volta arrivati in prossimità della linea di vegetazione, una secca svolta a destra consente di raggiungere in circa 15 minuti il rifugio Pordenone tramite un sentiero immerso nel bosco.

Guarda il reel di questo itinerario sulle Dolomiti Friulane

https://www.instagram.com/reel/CTH6ismjkW5/

Rifugio Giaf e altri punti d’appoggio sul percorso

Sebbene questo anello attraversi zone delle Dolomiti Friulane non molto battute e decisamente selvagge ed isolate, sono diversi i punti di appoggio sui quali si può fare affidamento per programmare soste o per ripararsi in caso di maltempo improvviso o emergenze di altra natura. Vediamoli velocemente nell’ordine con cui si incontrano 🙂

Rifugio Pordenone

Il rifugio Pordenone, punto di partenza e arrivo di tutti gli splendidi sentieri della Val Cimoliana si trova a 1200 metri di quota. Quando sono in zona non manca mai una chiacchierata con Marika ed Ivan, i gentilissimi e simpatici rifugisti della struttura ai quali, in occasione di questo trekking avevo anche comunicato l’itinerario che avrei seguito. Presso il rifugio Pordenone, raggiungibile in auto, è possibile sia pernottare, sia mangiare.

Casera dei Pecoli

Questa piccola struttura, situata nella parte terminale della Val Cimoliana, è più che altro un ricovero di emergenza. La casera, costruita interamente in legno, è di libero accesso ed offre un riparo temporaneo in caso di necessità. Non ha la porta e non è isolata dal freddo ma in un contesto come quello della Val Cimoliana, ogni punto di appoggio può diventare un prezioso alleato 😉

Casera Val Binon

Questa casera, aperta soltanto nel periodo estivo, si trova in un bellissimo e panoramico pianoro circondato dai boschi. Casera Val Binon è gestita e dietro prenotazione è possibile pernottarvi oppure piantare la tenda in prossimità della struttura nel caso in cui i posti letto siano esauriti. La casera, trovandosi a circa metà strada tra il Pordenone e il Giaf, è un ottimo punto di appoggio intermedio.

Rifugio Giaf

Il rifugio Giaf, bellissima struttura meta del mio primo giorno di trekking, si trova sul versante nord-est dei Monfalconi e del Monte Cridola a 1400 metri di quota. Oltre ad aver mangiato e dormito benissimo, presso il rifugio Giaf ho respirato quel raro clima di accoglienza che è sempre più difficile trovare presso i rifugi più frequentati ed affollati. Ringrazio ancora i gestori per avermi fatto davvero sentire a casa ed avermi spiegato le caratteristiche della salita che avrei dovuto affrontare il giorno successivo 😍

Bivacco Marchi Granzotto

Questo bellissimo bivacco alpino, situato in una posizione veramente suggestiva a 2168 metri di quota, è uno dei pochissimi bivacchi della zona. Questo lo rende decisamente prezioso specialmente in caso di improvvisi cambi di meteo. Ha 12 posti letto, contiene moltissime coperte e cuscini e generalmente è sempre rifornito con generi alimentari di prima necessità. A circa 15-20 minuti di cammino, in un pianoro che si trova sotto il bivacco, è presente una sorgente naturale di acqua potabile.

Impressioni sull’itinerario

Quando parlo della Val Cimoliana e dei suoi percorsi, non sono proprio l’escursionista più oggettiva della rete 😂 Scherzi a parte, come spiegavo a inizio articolo, tra me e la Val Cimoliana è stato amore a prima vista e tutti (davvero tutti!) i sentieri di questa zona sono per me ugualmente affascinanti. Mi sento comunque in dovere di mettere in chiaro alcuni punti che possono aiutarvi a decidere se questo percorso fa per voi oppure no:

  • La copertura telefonica è quasi del tutto totalmente assente. E’ bene esserne consapevoli e dotarsi, preferibilmente, di localizzatore satellitare da usare in caso di emergenze;
  • I sentieri di questo trekking non sono per principianti: sebbene siano ottimamente segnalati, attraversano zone impervie, esposte o molto esposte e di difficile accesso;
  • Visto l’isolamento della zona e la possibilità tangibile di non incontrare altri escursionisti, bisogna saper valutare in autonomia le situazioni che possono presentarsi e preparsi.

Detto questo, l’itinerario appena descritto è a mio avviso uno dei più belli e variegati che si possono percorrere nella zona delle Dolomiti Friulane. I più allenati possono anche tentare di farlo in giornata visto che il chilometraggio totale non è così elevato. Qualsiasi sentiero decidiate di scegliere tra quelli citati, sono sicura che non vi pentirete della decisione: le Dolomiti Friulane e le loro meraviglie aspettano tutti gli escursionisti che vorranno scoprirle, sempre con la testa sulle spalle ovviamente 🤗

Il mio equipaggiamento

Avendo scelto di pernottare presso un rifugio, sono riuscita a mantenere lo zaino abbastanza leggero. Questo non mi ha impedito di portare con me le dotazioni indispensabili per un escursione in quota oltre che alcune scorte di cibo e acqua da utilizzare in caso di eventuali emergenze (come ad esempio repentini cambi metereologici). Ecco cosa avevo con me:

Abbigliamento

Equipaggiamento

Scarica gratuitamente la traccia dell’itinerario

Link

Manuela

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