Notte in casera: istruzioni per l’uso

Notte in casera: istruzioni per l’uso

Chi mi segue da qualche mese su Instagram o è un lettore affezionato del blog, sa bene che di tanto in tanto adoro scappare dai comfort della vita quotidiana e passare una o più notti in montagna. Che sia in tenda, in bivacco o in casera, trascorrere una notte into the wild ha sempre il suo fascino! Certo, anche i rifugi sono belli e possono essere molto comodi, ma di tanto in tanto organizzare e condividere una notte in quota soltanto con un ristretto gruppo di amici o con sè stessi ha davvero il suo perchè (provare per credere ☺️). Le curiosità dietro questa esperienza sono tante e l’articolo di oggi ha l’obiettivo di soddisfarle. Aggiornerò poi questo contenuto qualora dovessi ricevere ulteriori richieste di informazioni, ma nel frattempo partiamo!

Di cosa parlerò in questo articolo

Casere: cosa sono, dove si trovano e principali differenze con i bivacchi
Come scegliere la casera giusta?
Pernottamento in inverno o in estate: cosa cambia
– Notte in casera: che cosa serve?
Alcuni consigli sull’equipaggiamento
Come limitare al massimo il peso dello zaino
Buone norme per il pernotto in casera

Casere: cosa sono, dove si trovano e principali differenze con i bivacchi

Le casere sono strutture che in passato erano adibite alla produzione di prodotti caseari e che erano abitate, generalmente nel periodo estivo, dai malgari. Nelle casere e nei territori ad esse adiacenti avvenivano infatti una serie di attività legate all’allevamento del bestiame: i frutti del duro lavoro dei malgari (latte, formaggi, ricotte), venivano poi venduti a valle. Le casere sono particolarmente diffuse in Friuli-Venezia Giulia, Veneto e Trentino. Oggi, la maggior parte di queste strutture sono gestite dal CAI (Club Alpino Italiano) o da volontari e sono state convertite in luoghi in cui gli escursionisti possono trascorrere liberamente una o più notti. Le principali differenze tra casere e bivacchi sono due e consistono nella grandezza della struttura e nel suo contenuto.
I bivacchi sono ricoveri molto spartani (foto in basso a destra): non hanno un sistema di riscaldamento e contengono solo letti a castello e un tavolo richiudibile. Alcuni bivacchi hanno sgabelli, provviste e un kit di primo soccorso quando va bene. Le casere (in basso a sinistra) sono invece molto più grandi: in genere hanno due piani, ospitano una stufa o un caminetto, un ampio tavolo con panche e sedie, materassi e attrezzi vari. Le più complete hanno anche cucine a gas, dispense, pentole e piatti.

Come scegliere la casera giusta?

Questa è una domanda sulla quale si potrebbe scrivere molto ma cercherò di essere breve 😅
Come per ogni escursione in montagna, la prima cosa da fare quando si cerca una casera in cui trascorrere la notte è valutare l’effettiva capacità di raggiungere la meta in base a due fattori: allenamento/percorso e stagione dell’anno. Vediamo insieme come questi due fattori influiscono sulla scelta della casera.

– Riguardo l’allenamento/percorso, ci sono casere più o meno comode da raggiungere. Una larga strada forestale battuta è più comoda di un sentiero verticale e scivoloso nel bosco. Al di là dell’allenamento individuale, bisogna tenere in considerazione che oltre a tutto l’equipaggiamento per un normale trekking, in casera il peso dello zaino può raddoppiare. Servono molte più cose per trascorrere una notte confortevole (dopo vedremo quali) per non parlare di cibo e acqua. Se non siamo molto allenati e viaggiamo con uno zaino di 14 chili, meglio scegliere una casera che non sia troppo distante dal punto in cui lasciamo la macchina. Attenzione anche alle salite: affrontare molto dislivello positivo su un sentiero scomodo e con un carico pesante, potrebbe rendere il raggiungimento della casera un incubo. Decidete quindi sempre in base al vostro allenamento: personalmente, dopo anni di casere, so che riesco a camminare per una decina di chilometri con uno zaino di 12-13 chili affrontando anche 900 metri di dislivello senza problemi.

– Riguardo la stagione dell’anno, questo è un altro aspetto da non sottovalutare specialmente per motivi legati alla sicurezza. Le casere, essendo strutture costruite in montagna, sono ovviamente in quota (in genere dai 900-1000 metri in su): va da sè che durante l’inverno il percorso per raggiungerle potrebbe essere innevato o/o ghiacciato. Una casera facilmente raggiungibile in estate potrebbe essere impossibile da raggiungere in inverno (nella peggiore delle ipotesi). Altre casere possono essere raggiungibili, magari con qualche sforzo in più. In ogni caso, se vogliamo pernottare in una casera in un periodo che va da novembre a marzo, vanno seguite le stesse regole di un trekking invernale: occorre quindi scegliere la casera in base a quota, tipologia di percorso e presenza di neve. Inutile sottolineare l’importanza di consultare previsioni meteo e bollettino valanghe. A questo proposito va aperta un’ulteriore parentesi che riguarda la temperatura.

Pernottamento in inverno o in estate: cosa cambia

Sfido chiunque, anche con temperature vicine allo zero o sotto zero, a camminare in salita con uno zaino pesante e sentire freddo. Il problema, in caso di pernottamento in casera, si presenta all’arrivo. Tolto lo zaino e cambiati i vestiti (se troppo sudati), specialmente in inverno può arrivare un momento in cui si inizia a sentire freddo. Certo, in casera difficilmente si trascorre il pomeriggio senza far nulla: bisogna pulire, predisporre la zona notte, cucinare, tagliare la legna e accendere il fuoco, tutte operazioni che scaldano.
Comunque, la questione della temperatura interna della casera è estremamente variabile: i gradi che troveremo al nostro arrivo (in genere c’è un termometro) dipendono da quanto tempo la casera è disabitata, dalla sua esposizione a nord o a sud, dalla sua posizione (la struttura è in campo aperto o in un bosco?) e chiaramente dalla stagione dell’anno. Starà a voi scegliere se accendere o meno il fuoco, premesso che in inverno questa operazione è necessaria. A questo proposito, bisogna essere sicuri che la casera disponga di una legnaia coperta o comunque di una zona da cui è possibile prendere legna asciutta. Un consiglio spassionato: una volta acceso il fuoco, cercate di individuare e contenere l’effetto degli spifferi. Se la casera è molto vecchia potrebbe entrare aria dalla porta o dalle finestre.

Un esempio pratico

Prendiamo in considerazione, a titolo esemplificativo, Casera La Pala: si tratta di una casera del Friuli in provincia di Pordenone posta a 1200 metri di altezza, esposta a nord e situata in uno spiazzo circondato dal bosco. L’ultima volta in cui ho dormito lì (gennaio 2022) la casera era circondata dalla neve e nessuno ci dormiva da oltre due settimane. Al mio arrivo c’erano 3 gradi. Essendo arrivata in casera alle 12.00, la prima cosa che ho fatto con mio papà è stata accendere la stufa. In questo modo, nel giro di 5-6 ore siamo riusciti a raggiungere una temperatura di 18 gradi al piano inferiore e circa 21 al piano superiore. Pernottando nella stessa casera, a maggio, la temperatura era molto più piacevole: la neve era quasi del tutto sciolta, alla casera arrivava più sole e non è stato necessario accendere la stufa per così tante ore.

Notte in casera: che cosa serve?

L’equipaggiamento necessario a trascorrere una bella notte in casera dipende moltissimo dalle dotazioni della struttura. Mi è capitato di pernottare in casere con letti, materassi e addirittura coperte pulite così come di dormire in altre in cui il materassino andava portato da casa. Ci sono due modi per scoprire in anticipo che cosa troverete all’interno della casera che avete scelto: il primo è cercare informazioni su Internet. Il problema è che molti articoli o post potrebbero non essere aggiornati e non esaustivi quindi controllate sempre la data di aggiornamento del contenuto consultato. Il secondo modo, direi infallibile, è fare un sopralluogo prima del pernottamento: visitando la struttura potrete valutare in anticipo se tornarci per trascorrere una notte oppure cambiare destinazione. Tendenzialmente, è meglio munirsi in anticipo della seguente attrezzatura:

Alcuni consigli sull’equipaggiamento

Oltre all’equipaggiamento appena citato, un consiglio spassionato è certamente quello di evitare cose inutili (che si traducono in peso in più) ma anche di prevedere cosa potrebbe servire. Nella mia esperienza, una felpa in più o un cambio pulito non fanno mai male in occasioni di notti in casera 😏 Se poi vi avanza un angolino nello zaino, sappiate che non c’è cosa più bella di leggere un libro davanti al fuoco godendosi il silenzio della montagna con la sicurezza di aver già sistemato tutto al meglio! Ecco le altre cose che in genere porto con me:

Da valutare a seconda dell’innevamento:

Come limitare al massimo il peso dello zaino

Per rendere il viaggio verso la casera un momento piacevole e non trasformare il trekking in un calvario, è fondamentale predisporre uno zaino che sia in primo luogo adatto alla propria corportatura sia in termini di struttura che dal punto di vista del peso complessivo. Vediamo dove possiamo limare qualche grammo! 🎒

  • Dosa il cibo: quanti pasti consumerai in casera? Un pranzo, una merenda, una cena e una colazione? Avere chiare le idee in merito è fondamentale. Prediligete cibi calorici ma che pesino poco. Consiglio per i pasti principali delle buste di cibo disidratato a cui basterà aggiungere soltanto acqua fredda o calda. Per gli snack vale lo stesso discorso: io ad esempio giro spesso con le Clif Bar, barrette energetiche estremamente caloriche ma compatte. Se poi ci si vuole trattare bene, nulla impedisce di portare cose più succulente ovviamente. Può valere la pena di fare un po più di fatica quando il premio è una salsiccia alla brace gustata con un bicchiere di rosso!
  • Porta l’acqua necessaria: Alcune casere dispongono di cisterne sotterranee o sistemi di raccolta delle acque piovane. In questi casi è funzionale portare soltanto l’acqua che prevedete di consumare durante il tragitto e non liquidi in più. Ovviamente dovete essere sicuri che al vostro arrivo sia possibile attingere l’acqua quindi informatevi bene in anticipo.
  • Potabilizzate l’acqua in loco: L’acqua potrebbe anche essere presente in prossimità della casera, lungo il tragitto o ovunque ci sia neve o ghiaccio in scioglimento. In questi casi, dopo averla filtrata (ottimo questo filtro da 100 grammi), aggiungete sali minerali o idrolitina. Quest’ultima operazione è fondamentale nel caso in cui scegliate di bere acqua di scioglimento che manca di sali minerali e se bevuta senza questi additivi non verrà assorbita dall’intestino con conseguenze poco piacevoli.

    Sempre riguardo l’acqua, tenete in considerazione che non dovrete solo bere ma anche cucinare e sciacquare stoviglie e voi stessi (almeno le mani!). In tutti i casi in cui non siate a conoscenza della precisa fonte dell’acqua, è fortemente consigliato il processo di filtraggio.

Buone norme per il pernotto in casera

Sperando che queste info vi siano state utili, chiudo questo lungo post con una considerazione alla quale tengo molto. Come premesso in apertura, le casere sono strutture aperte a tutti in cui è possibile soggiornare e pernottare gratuitamente. Il fatto che siano di libero accesso e che non sia necessario pagare non ci autorizza mancare di rispetto alla struttura o a lasciarla in cattivo stato. Ogni volta che trascorriamo una notte in casera (vale lo stesso discorso anche per i bivacchi naturalmente), dobbiamo impegnarci a lasciare la struttura in uno stato sempre migliore rispetto a quello in cui l’abbiamo trovata. Le casere e i bivacchi presenti sul nostro territorio sono un patrimonio da preservare e rispettare: ricordiamocelo!

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grazie per il sostegno! 🙂

Manuela

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