Un itinerario, tre cime: Monte Neddis, Monte Dimon e Monte Paularo

Un itinerario, tre cime: Monte Neddis, Monte Dimon e Monte Paularo

[ATTENZIONE: PRIMA DI RIPETERE L’ITINERARIO NEI MESI INVERNALI, VERIFICARE CON ACCURATEZZA LE CONDIZIONI DEL MANTO NEVOSO. ZONA SOGGETTA A VALANGHE]

Sei qui Home » Giù dai pedali » Trekking » Un itinerario, tre cime: Monte Neddis, Monte Dimon e Monte Paularo

Per alcune destinazioni, vale davvero la pena puntare la sveglia all’alba, trascorrere ore in macchina e tornare a casa con il buio: le Alpi Carniche, a mio avviso, sono una di queste. Situate tra le Dolomiti e le Alpi Giulie, le Carniche non raggiungono altezze elevatissime (la cima più alta è il Coglians, 2769 metri) ma colpiscono per il loro aspetto, caratterizzato da un forte contrasto tra cime morbide e brulle e prominenti pareti rocciose. L’itinerario di cui scrivo oggi, a mio avviso, offre un bellissimo assaggio delle montagne carniche in quanto si sviluppa lungo sentieri e ambienti decisamente aperti e panoramici. Inoltre, questo itinerario permette (volendo) di raggiungere ben tre cime nel corso di un unico anello fattibile anche in giornata. Dopo questa premessa, andiamo a scoprire le cime protagoniste di questo trekking (monte Neddis, monte Dimon e monte Paularo) e i sentieri che le uniscono.

L’itinerario in breve

  • Chilometri: 12,3
  • Dislivello: 670
  • Quote: 1340 (minima) – 1990 (massima)
  • Tempo di percorrenza: 4 ore circa (pause escluse)
  • Sentiero: 404
  • Punti di appoggio: nessuno
  • Acqua: assente (ricavabile da neve in inverno)
  • Terreno: sentiero e carrareccia
  • Difficoltà: E (con neve EEA)
  • Periodo consigliato: primavera e autunno (percorso completamente assolato, da evitare in estate)
  • Copertura di rete: assente

Di cosa parlerò in questo articolo

Monte Neddis, Monte Dimon e Monte Paularo: dove si trovano
Dove lasciare l’auto
Equipaggiamento
Descrizione dell’itinerario
Quali cime si ammirano lungo il percorso
Impressioni e consigli
– Scarica gratuitamente la traccia gpx dell’itinerario

Monte Neddis, Monte Dimon e Monte Paularo: dove si trovano

Il Neddis (1824 metri), il Dimon (1959) e il Paularo (2043) sono tre cime delle Alpi Carniche situate nel sottogruppo della Catena Carnica Orientale di cui il Paularo è una delle principali vette (classificazione SOIUSA). Si tratta di tre montagne molto gettonate per l’escursionismo invernale, frequentate sia da italiani sia da austriaci, vista la vicinanza del confine. I sentieri che permettono di raggiungere le tre cime sono numerosi e possono essere scelti in base al periodo dell’anno: in inverno è decisamente meglio optare per il versante sud (con partenza da Ligosullo e Castel Valdajer) mentre nella stagione estiva o comunque nelle giornate molto calde è preferibile il versante nord (con partenza da Casera Pramosio).

Dove lasciare l’auto

Avendo fatto l’escursione durante il mese di gennaio, abbiamo deciso di rimanere sul versante sud del gruppo montuoso parcheggiando l’auto in prossimità di Castel Valdajer (in foto). Si tratta di una struttura fondata nel 1488 che nel corso dei secoli è stata utilizzata principalmente a scopo residenziale. Quasi completamente distrutto nel 1917 nel corso della prima guerra mondiale, l’attuale aspetto di Castel Valdajer è da attribuire allo storico Pier Silverio Leicht che lo fece ricostruire durante il dopoguerra. Da questo periodo ad oggi, sembra che il castello sia stato convertito in una struttura ricettiva (scrivo sembra in quanto la struttura risulta chiusa da mesi, un gran peccato vista la sua posizione). Non c’è molto spazio per parcheggiare quindi vi consiglio di arrivare al massimo tra le 8 e le 8.30 di mattina. A questo link, la posizione precisa da impostare sul navigatore.

Equipaggiamento

Abbigliamento

Attrezzatura

Descrizione dell’itinerario

[Per motivi legati al tempo disponibile e alle condizioni della neve, l’itinerario descritto non tocca le cime dei monti Dimon e Paularo. Aggiornerò senz’altro questo contenuto dopo aver fatto il giro completo].

Da Castel Valdajer al Monte Neddis

Dopo aver lasciato l’auto nei pressi di Castel Valdajer, io e la mia compagna di escursione ci siamo subito dirette verso l’imbocco del CAI 404 scegliendo di percorrere il sentiero in salita e la strada forestale (che ci avrebbe portato a chiudere l’anello) in discesa. La prima parte dell’itinerario, quella che conduce al Monte Neddis, consiste in una costante salita (a mio avviso non troppo impegnativa) che consente di scalare 650 metri di dislivello in poco meno di 4 chilometri. La salita si sviluppa inizialmente in un bosco, poi in un ambiente sempre più aperto che offre bellissimi panorami sulle alcune delle principali vette delle Alpi Carniche e Giulie. Giunti sulla vetta del Monte Neddis (1824 metri), suonate la campanella e concedetevi qualche minuto per riprendere fiato e ammirare il bellissimo panorama di cui si può godere dalla vetta. Da questo punto in poi, ci sono due possibilità: tornare verso il castello percorrendo in discesa lo stesso sentiero, oppure dirigersi verso il Dimon e il Paularo che si trovano rispettivamente davanti e alla nostra sinistra guardando verso nord.

Dal Monte Neddis a casera Montelago

Scegliendo di proseguire verso le altre due cime, una volta scesi dal Monte Neddis basterà andare verso nord in direzione dell’evidente cima del Monte Dimon, che si trova proprio di fronte al Neddis. Noi abbiamo scelto di saltare questa cima e andare direttamente verso il Monte Paularo. Per l’avvicinamento al monte Paularo ci sono due possibilità: mantenersi sul sentiero 404 e affrontare il lungo traverso che costeggia il fianco del Dimon (sentiero delle farinarie) oppure scendere verso la conca di origine glaciale che ospita l’omonimo lago per poi risalire verso una casera ormai in disuso (casera Montelago) e continuare verso il Paularo. Casera Montelago è anche il punto in cui i due itinerari si ricongiungono e da cui si prende il sentiero verso la cima del Paularo. La scelta del percorso va fatta in base allo stato del manto nevoso e alla vostra attrezzatura ma in ogni caso il traverso (se innevato) va affrontato con cautela.

Da casera Montelago a Castel Valdajer

Una volta giunti alla casera, volendo si può salire sul Monte Paularo per poi intraprendere la lunga discesa che riconduce al punto di partenza. Noi, per motivi legati alle tempistiche, non siamo riuscite a salire in cima quindi dopo aver pranzato abbiamo subito imboccato la strada forestale arrivando, dopo circa 6 chilometri, presso Castel Valdajer. La strada forestale, in condizioni normali (intendo non innevata) è ampia, comoda e sicura. Diversa è la situazione con metri e metri di neve: scendendo, abbiamo trovato punti piuttosto pericolosi e con slavine. Non mi sentirei di consigliare questo itinerario se le precipitazioni nevose sono state abbondanti. Fondamentali, a meno che la neve non sia proprio fresca, i ramponcini.

Guarda il reel di questa escursione

https://www.instagram.com/reel/CZFfZBfJAtq/

Quali cime si ammirano lungo il percorso

Come si intuisce facilmente dalle foto, l’intero percorso è molto panoramico. Non è affatto scontato camminare per diverse ore ammirando così tante montagne e scenari diversi e questo è uno dei motivi per cui l’itinerario mi è piaciuto davvero molto. Salendo verso le montagne citate (a meno di non raggiungere la cima) il panorama è piuttosto chiuso: guardando invece nella direzione opposta si apre letteralmente un mondo. Partendo da sinistra verso destra, possiamo ammirare diverse cime che svettano tra i 1800 e i 2000 metri: Monte Cimone (2379), Creta dai Rusei (1915), Zuc dal Bor (2195) e Monte Crostis (1894). Centralmente svettano la Creta Grauzaria (2063) e il Sernio (2187). Andando verso destra possiamo invece ammirare Pale del Laris (1918), Cuel Mauron (1814) e il Tersadia (1960). Il panorama dal Monte Paularo ve lo racconterò la prossima volta invece 😉

Impressioni e consigli

Posto che questo trekking mi è piaciuto moltissimo, non posso fare a meno di scrivere che si tratta di un itinerario non banale per chi, come me, ha scarsa esperienza di escursionismo invernale. Premesso che, sicuramente abbiamo sottovalutato alcuni aspetti non trascurabili del trekking (quantità e durezza della neve in primis), sconsiglio questo percorso in invernale a tutti coloro che non hanno confidenza con gli ambienti innevati perchè la conformazione del gruppo montuoso e l’esposizione a sud rendono la zona perfetta per le valanghe. Volendo percorrere questo itinerario in inverno, con neve, sono necessari piccozza e ramponi. Nel nostro caso non sono mancate belle scariche di adrenalina: diversi punti hanno richiesto molto più tempo del previsto per essere affrontati con la giusta calma e sicurezza ma con il senno di poi ci siamo davvero rese conto di aver rischiato. Fortunatamente è andato tutto bene ma abbiamo imparato una bella lezione. Nel prossimo paragrafo è disponibile la traccia gpx dell’itinerario percorso.

Scarica gratuitamente la traccia dell’itinerario

Manuela

Ti è piaciuto? Iscriviti al blog per ricevere via mail nuove proposte di itinerari ciclistici ed escursionistici.

grazie per il sostegno! 🙂

Disclaimer: Cyclinginlove.com partecipa al Programma Affiliazione Amazon EU. Questo programma di affiliazione mi consente di percepire una piccola commissione (in caso di acquisti) fornendo link al sito Amazon.it.Il prezzo per l’utente rimane invariato e io ricevo un piccolo contributo che mi aiuta a mandare avanti il progetto cyclinginlove.com. Ricordo che questo non è un articolo sponsorizzato.



Rispondi