In cima allo Jôf di Montasio con la ferrata Leva: indicazioni e consigli

In cima allo Jôf di Montasio con la ferrata Leva: indicazioni e consigli
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«Se vai nelle Giulie, ovunque lo vedrai
è il più bello, il più maestoso
Jôf di Montasio re delle Giulie.
Ovunque dalla Val Dogna,
dalla Saisera e da Nevea
lo vedrai come un re dominar.
Ascolta! senti questi canti?
Questi canti sono un inno
sono un inno alla Montagna, alle Giulie,
al Montasio»

Inno al Montasio

Lo Jôf di Montasio (2754 metri), terza cima più alta del Friuli Venezia-Giulia, nel 2020 (anno della mia prima ascesa) è entrato di diritto nella mia top ten di montagne preferite. Questa impervia montagna regala all’escursionista panorami indimenticabili così come passaggi tecnici e dislivelli importanti. Conosciamo meglio questa montagna e una delle sue vie di salita, la via ferrata “Augusto ed Elenita Leva”.


L’itinerario in breve

  • Chilometri: 11
  • Dislivello: 1400 D+
  • Durata: 8-9 ore
  • Quote: minima 1660 metri (rifugio Brazzà) – massima 2754 metri (cima dello Jôf di Montasio)
  • Periodo consigliato: estate e autunno (tarda primavera solo se sgombro da neve)
  • Fondo: sentiero – parete
  • Acqua: assente
  • Linea telefonica: parzialmente presente
  • Punti di ristoro: nessuno (solo rifugio Brazzà in partenza e arrivo)

Di cosa parlerò in questo articolo

Jôf di Montasio: il Re delle Giulie
Dove parcheggiare
Descrizione dell’itinerario
Caratteristiche della ferrata Leva
Fattori di rischio della salita allo Jôf di Montasio
Attrezzatura ed equipaggiamento
Non intraprendere questo itineraio se…
Scarica la traccia gpx dell’itinerario

Guarda il reel di questo trekking sullo Jôf di Montasio ⛰️

[Le foto riportate in questo articolo sono state scattate nel corso di due trekking diversi effettuati nel settembre 2020 e nell’ottobre 2023]


Jôf di Montasio: il Re delle Giulie

Lo Jôf di Montasio, noto anche come “Re delle Giulie” è la montagna più alta dell’omonima catena rocciosa e la terza cima più alta del Friuli Venezia Giulia. La sua cima fù raggiunta per la prima volta nel 1877 da Herman Findenegg, alpinista austriaco che scalò la montagna dal suo versante meridionale. Le vie di salita per la cima dello Jôf di Montasio sono molto numerose e principalmente di natura alpinistica. Non essendo molto esperta delle varie vie di accesso alla vetta, ho scelto di non fornirne un elenco completo, limitandomi esclusivamente alla descrizione dettagliata dell’itinerario che ho percorso durante le due giornate di trekking in cui ho raggiunto la cima (settembre 2020 e ottobre 2023). Dal punto di vista geografico, il Montasio svetta a nord della Val Canale, a ovest della Val Dogna e a sud di Sella Nevea. Il suo versante meridionale guarda infatti al massiccio del Canin, montagna sempre visibile da tutte le vie di ascesa meridionali al Montasio.


Dove parcheggiare

Il punto in cui lasciare l’auto è il parcheggio del rifugio Brazzà, una delle strutture presenti sull’altopiano del Montasio (le altre sono principalmente malghe). Il parcheggio è raggiungibile da Sella Nevea, valico che collega la Val Raccolana con la Valle del Predil. Giunti a Sella Nevea occorre seguire le indicazioni per l’Altopiano del Montasio che si raggiunge tramite una ripida strada di 6 chilometri (che tempo fa avevo anche percorso in bicicletta). Una volta raggiunto l’altopiano, sono disponibili diversi spiazzi in cui parcheggiare: il luogo è molto frequentato quindi è consigliabile arrivare presto (prima delle 8). La strada che collega Sella Nevea all’altopiano, in inverno, non viene pulita dalla neve quindi è percorribile solo a piedi. Dal parcheggio, il rifugio Brazzà (da cui si imbocca il sentiero di salita) dista circa 20 minuti.


Descrizione dell’itinerario

Dal rifugio Giacomo di Brazzà si imbocca il sentiero CAI 664, lo stesso che conduce a Cima di Terrarossa (2420 metri). Dopo poco meno di due ore di salita, si giunge ad un bivio: andando dritti è possibile raggiungere Cima di Terrarossa mentre svoltando a sinistra si imbocca la ferrata Leva (segnalata). Appena si incontrano le indicazioni per la ferrata è opportuno indossare imbrago e kit da ferrata dato che più avanti lo spazio, per farlo in sicurezza, scarseggia. La ferrata Leva, che si sviluppa con andamento tendenzialmente orizzontale lungo la parete sud del Montasio, si ricongiunge alla via normale (da me percorsa in discesa) presso la scala Pipan. La scala, con i suoi 60 metri di sviluppo verticale permette di raggiungere la cresta sommitale del Montasio dalla quale si accede alla cima. Per quanto riguarda la discesa, percorsa nuovamente la scala, si torna sull’Altopiano del Montasio tramite via normale: questa si sviluppa su un terreno impegnativo che alterna ripidi tratti di sentiero a facili roccette da disarrampicare. Un ultimo ripido ghiaione conduce infine alla linea della vegetazione e ai pascoli dell’altopiano.

  • Dal rifugio Brazzà alla cima di Terrarossa
  • Via normale dello Jôf di Montasio
  1. Il sentiero CAI 664 dal rifugio Brazzà alla cima di Terrarossa: la salita, dopo un primo tratto verticale, è costante e regolare
  2. Un tratto della ferrata Leva
  3. Forcella Disteis e Jôf dei Disteis dalla ferrata Leva
  4. Il primo tratto della scala Pipan
  5. Uno dei tratti di cresta antistanti alla cima
  6. La cima dello Jôf di Montasio
  7. La discesa lungo la via normale dello Jôf di Montasio

Caratteristiche della ferrata Leva

Come anticipato, la via ferrata “Augusto ed Elenita Leva” collega la cima di Terrarossa allo Jof di Montasio attraverso la Forca Palone e ha uno sviluppo prevalentemente orizzontale. La ferrata ripercorre un percorso risalente agli anni 15/18 e si sviluppa lungo cenge e camini del versante nord-ovest della Cima di Terrarossa e cenge del versante meridionale del Modeon del Montasio. L’intera ferrata è ottimamente attrezzata con scale, corde di acciaio e appigli artificiali: le attrezzature, tra l’altro, sono state recentemente sostituite (giugno 2022) anche se durante la mia ultima scalata (ottobre 2023) ho trovato diversi fittoni fuori sede. Segnalo una piccola curiosità: parti della vecchia scala Pipan sono state lasciate in loco e sono ben visibili al di sotto delle attrezzature più recenti. Una descrizione dettagliata della ferrata è disponibile a questo link.


Fattori di rischio della salita allo Jôf di Montasio

Un escursionista esperto è consapevole dei pericoli che ogni trekking e arrampicata possono potenzialmente comportare. L’ascesa allo Jôf di Montasio attraverso la ferrata Leva non fa eccezione: a mio avviso, la difficoltà maggiore di questo itinerario risiede nella sua lunghezza. Le tempistiche della salita e della discesa non sono tanto influenzate dalla lunghezza complessiva del percorso in termini di chilometri, quanto piuttosto dal terreno impervio sul quale si procede (che richiede un’attenzione costante) e dal traffico (è il caso di dirlo) causato dagli altri escursionisti specialmente dalla scala Pipan in poi. Un altro fattore di rischio consiste nelle frequenti scariche di sassi che caratterizzano quasi tutto l’itinerario. Sono causate sia da altri escursionisti, sia dai numerosi ungulati che popolano le pendici dello Jôf di Montasio: consiglio di tenere sempre un orecchio teso e prestare la massima attenzione ai propri movimenti in modo da non causare un pericolo per gli altri (specialmente nei tratti verticali che conducono in cresta). Un altro fattore da non sottovalutare è la totale mancanza di punti di appoggio, il che presuppone uno zaino ben fornito di acqua e di conseguenza pesante.


Attrezzatura ed equipaggiamento

Se non siete incoscenti come le persone che ho incontrato percorrendo questo itinerario, dovreste affrontare il trekking muniti di una serie di attrezzature alpinistiche di base, nel caso in cui vogliate raggiungere la cima dello Jôf di Montasio in sicurezza. Ecco cosa avevo con me.

Abbigliamento

Equipaggiamento

Attrezzatura da ferrata


Non intraprendere questo itinerario se…

Il Montasio non è assolutamente una montagna da sottovalutare e, come spero sia chiaro a questo punto, il percorso verso la cima attraverso la ferrata Leva è lungo e impegnativo dal punto di vista fisico e mentale. Ti sconsiglio di percorrerlo se:

  1. non sei allenato per i lunghi trekking (dalle 6 ore in poi);
  2. soffri di vertigini (sono molto frequenti gli affacci su strapiombi, i tratti esposti non protetti e quelli da percorrere su pareti verticali);
  3. non disponi di attrezzatura da ferrata e casco;
  4. non parti con almeno 3 litri d’acqua (il percorso è completamente esposto e in caso di sole il rischio di disidratarsi è altissimo).

Scarica la traccia gpx dell’itinerario

Manuela

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